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Vent’anni di Museo del Grande Torino: una nuova mostra per raccontare la leggenda

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Si ferma sulla porta di Villa Claretta per scattare una fotografia. Poi scappa all’interno, ha fretta, sta per partire la visita guidata e il suo treno per la Toscana riparte nel pomeriggio. È una delle prime ad entrare, stamattina – 4 maggio – al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata di Grugliasco, che in questa giornata speciale apre le sue porte in via eccezionale ai visitatori. Ed è tra i tanti visitatori che hanno scelto di compiere un viaggio unico nella storia torinista.
A Superga, sul colle che domina il cielo sopra Torino, 73 anni fa si consumava la tragedia: l’areo su cui viaggiava quella meravigliosa squadra, di ritorno da Lisbona dove aveva giocato un’amichevole di beneficenza contro il Benfica, si schiantò dietro la Basilica. Tutti morti i 31 passeggeri tra giocatori, dirigenti, giornalisti ed equipaggio. Erano le 17.03 del 4 maggio 1949: l’attimo in cui la storia ha lasciato spazio all’eterna leggenda.

Nel giorno del ricordo e della commozione, il Museo – ospitato a Villa Claretta, in attesa dell’agognato trasferimento all’interno dello Stadio Filadelfia, e gestito interamente da volontari – resta aperto fino alle ore 14. Al suo interno sono custoditi tantissimi cimeli che raccontano la storia della squadra torinese dal 1906 a oggi, con una mostra tematica inaugurata ieri sera, 3 maggio 2022, e intitolata “Museo 20. Vent’anni di noi, vent’anni di Museo del Toro” per raccontare i quattro lustri di attività. Al centro dell’esposizione, visitabile fino al 17 luglio nella Sala della Memoria, c’è la nuova maglia storica, che diventerà la divisa dei volontari che, spesso, si sono autotassati per amore del Toro e dei valori granata con cui sono cresciuti.

“Oggi è il nostro ventesimo compleanno, un traguardo importante per chi come noi è partito quasi da zero” – commenta Domenico Beccaria, direttore del Museo nonchè presidente dell’Associazione Memoria Storica Granata e membro (in quota tifosi) della Fondazione Stadio Filadelfia. “Volevamo festeggiarci ed è per questo che abbiamo deciso di organizzare una mostra interamente dedicata a noi”, continua. “Quando siamo nati, nel 2002, a Superga, eravamo una piccola realtà, con pochi cimeli, risalenti soprattutto al decennio ’39-’49 e 110 metri quadri di spazio per esporli. Oggi siamo una realtà internazionale. Siamo tra i soci fondatori dell’Associazione italiana musei di calcio e abbiamo una bella sede espositiva, anche se tra le nostre aspirazioni c’è quella di averne una ancora più bella, magari al Filadelfia”.

E proprio da quello storico stadio, luogo iconico per la memoria granata e santuario laico per i tifosi di tutto il mondo, nel quale il Grande Torino rimase imbattuto per sei anni e 100 gare consecutive – dal 17 gennaio 1943 fino alla tragedia di Superga – iniziava la storia della collezione alla base del Museo oggi a Villa Claretta. “I primi cimeli li raccogliemmo in una stanza del Filadelfia, prima della demolizione. Ma nel 1996 la proprietà dello stadio decise di disfarsene. Li recuperammo in fretta e, grazie alla legge sul possesso di buona fede (per cui chi getta via una cosa ne perde il possesso legale, che invece viene acquisito da chi la recupera) ne diventammo i legittimi proprietari”, aggiunge Beccaria. A questo primo gruppo di reperti se ne aggiunsero presto altri: “Dobbiamo tutto alla generosità dei tifosi, che sono felici di rendere patrimonio comune gli oggetti che hanno in casa”. Oggetti carichi di storia, e dell’emozione palpitante del ricordo.

Nelle sale del Museo, trovano posto maglie, ritagli di giornale ed effetti personali delle icone della storia del Torino: “Il cimelio a cui sono più affezionato è il corno di Oreste Bolmida, il famoso trombettiere del Grande Torino, donataci dal figlio alcuni anni fa. Come in campo, dopo il celebre gesto di alzarsi le maniche di Valentino Mazzola, suonava e chiamava a raccolta le energie dei giocatori del Torino perché dessero il meglio di sè nel famoso quarto d’ora granata, questa cornetta ha chiamato a raccolta tutti gli altri cimeli”. Da quel momento in poi, infatti, quasi ogni settimana si aggiunge un oggetto nuovo alla collezione del Museo. Domenico Beccaria è orgoglioso del percorso compiuto e ne sottolinea l’unicità: “Siamo l’unico museo di un club calcistico creato e gestito solo con le risorse dei tifosi, senza aiuti da parte del Torino Fc. Questo può averci tolto qualcosa in termini di risorse economiche, ma ci ha dato altrettanto in ricchezza spirituale: cantiamo le gesta degli eroi del ’49, e ci basta così”.