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Il Covid taglia i posti letto nei dormitori per clochard

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La scomparsa di Mostafa Hait Bella e Radu Chirimbuta suona come un campanello d’allarme sulle condizioni dei clochard a Torino. Una questione che si è complicata a dismisura con l’avvento del Covid-19. 

Gli effetti della crisi sono visibili in via Camerana, a pochi passi dalla stazione di Porta Nuova. Nei mesi del lockdown l’associazione Bartolomeo & C. ha lavorato senza sosta, distribuendo il pranzo a 150 persone al giorno: il doppio rispetto al periodo pre Covid. Un afflusso di persone che pesa sull’operato delle strutture, non esenti dal rispettare le misure di sicurezza.

Simona Pagani, responsabile dell’accoglienza femminile al Sermig, segnala gli effetti delle norme anti Covid sul sistema dell’accoglienza: “I posti sono diminuiti per rispettare il distanziamento, il pranzo viene distribuito su tre turni diversi”. 

È fondamentale mantenere il distanziamento, considerate le condizioni di salute degli utenti. La presenza di contagi nella struttura è monitorata con un tampone al mese per ospite, in collaborazione con l’Asl. La distanza, tuttavia, non è l’unico ostacolo al Sermig: “Durante il lockdown, ci siamo inventati una scuola interna per i bambini. Non tutti potevano frequentare online, o per la difficoltà di gestire un computer o perché le pratiche per l’iscrizione a scuola sono state rallentate”. Un problema burocratico costante, al punto che alcune procedure indispensabili sono ferme da marzo: “La situazione paradossale è quella della profilassi antitubercolare. Le accoglienze pubbliche e private le disponevano prima di lasciare entrare un ospite nelle strutture. Da un anno invece è tutto fermo perché l’ufficio di igiene non può garantire il servizio. Tuttavia, non ha smesso di essere una procedura fondamentale. Proprio come gli ambulatori che seguivano le donne negli esami per le malattie sessualmente trasmissibili o nelle cure psichiatriche”.

Le questioni legali sono spesso state raccolte da associazioni come Avvocato di Strada. Fondata da Antonio Mumolo nel 2001, si impegna a fornire assistenza legale gratuita alle persone senza fissa dimora. Mumolo evidenzia la questione delle multe, una delle più paradossali emerse a livello nazionale nell’ultimo anno: “C’erano persone che venivano sanzionate perché erano in strada durante il lockdown. Non avendo una casa in cui stare, non è chiaro dove avrebbero dovuto andare. Abbiamo impugnato le multe che ci sono state presentate, fino ad ora abbiamo vinto tutte le cause”.

Anche l’operato di Avvocato di strada è stato limitato dalla pandemia: “In alcune città, tra cui Torino, abbiamo chiuso i nostri sportelli. Gli utenti possono contattarci online, anche con una chiamata WhatsApp. Se risulta necessario andare oltre una semplice consulenza ci si incontra di persona. Certo, questo ha ridotto il numero di assistiti che hanno potuto rivolgersi a noi, rispetto alle 3mila persone del 2019”.

Nonostante le limitazioni, non mancano le iniziative di solidarietà: tra dicembre e gennaio Avvocato di Strada ha lanciato la “mascherina sospesa”. Ispirata al “caffè sospeso” napoletano, la proposta ha coinvolto 148 farmacie sul territorio nazionale.

In Comune, invece, prosegue la discussione sulle condizioni dei clochard. La polemica è stata aperta con le parole del comandante Bezzon che ha chiesto ai torinesi di non dare l’elemosina. La vicenda è poi proseguita con gli sgomberi dalle vie del centro, effettuati a inizio febbraio. Per Avvocato di Strada si è espressa in proposito Elena Virani: “La guerra si deve fare alla povertà, non ai poveri”.