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Dieci anni dall’operazione Minotauro: il Nord si sveglia e scopre la ‘ndrangheta

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Fino a dieci anni fa, la presenza della ‘ndrangheta nel Nord Italia era considerata inverosimile, quasi mitologica, proprio come quella figura a guardia del labirinto nell’isola di Creta: il Minotauro. Un mostro da cui prese il nome la maxi operazione, partita nella notte tra il 7 e l’8 giugno 2011 e coordinata dalla procura di Torino, che portò a 142 arresti in Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. L’inchiesta Minotauro ha permesso di svelare l’estensione territoriale della ‘ndrangheta nella regione, con otto clan attivi su Torino e sei paesi dell’hinterland: Cuorgné, Volpiano, Rivoli, San Giusto Canavese, Chivasso, Moncalieri.

Con l’indagine si è scoperto che in Piemonte sono attive non solo famiglie mafiose, ma anche “locali“: un modello organizzativo più complesso, con un sistema di gerarchie e di ruoli. Un’articolazione – che era già stata scoperta in Lombardia grazie alle operazioni Crimine e Infinito, avviate nel 2003 – che prevede una maggiore autonomia dai gruppi calabresi. Questi ultimi rimangono al vertice, ma intervengono nelle locali solo per assegnare cariche o per risolvere conflitti: una prova della “maturità criminale” che la ‘ndrangheta ha raggiunto in alcune aree del nord Italia.

Le locali di ‘ndrangheta attive in Piemonte. Fonte: Relazione Dia 1° semestre 2020.

Oltre al traffico di droga e al riciclaggio, con l’operazione Minotauro sono emersi due ulteriori interessi dei gruppi nella regione: le costruzioni e la politica locale. Le famiglie mafiose dell’hinterland hanno approfittato di un radicamento territoriale lungo decenni – con compaesani calabresi che si sono trasferiti per trovare lavoro – per garantire pacchetti di voti ad amministratori locali e, in cambio, ottenere con procedure veloci e di favore permessi, concessioni, affidamenti di lavori pubblici. L’inchiesta ha reso sempre più evidente anche il cambio di metodo nella realizzazione degli affari: non violento e intimidatorio, ma accomodante e persuasivo.

Il 26 ottobre 2011 inizia il maxi processo Minotauro a Torino, nell’aula bunker della casa circondariale “Le Vallette”, che si dividerà in tre procedimenti distinti: delle 172 persone indagate, 75 saranno i rinviati i giudizio, 74 verranno giudicati con rito abbreviato mentre 20 sceglieranno la strada del patteggiamento. Il 6 novembre 2020, la cassazione ha condannato in via definitiva 23 imputati fra esponenti importanti dei clan, imprenditori e politici locali.

Infatti nell’indagine Minotauro e nel processo che ne seguì finì anche Nevio Coral, imprenditore e sindaco di Leinì dal 1994 al 2005, condannato in via definitiva a otto anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Durante il suo mandato costituì una società di gestione di servizi pubblici che, agendo come controllata dal comune, affidava incarichi e lavori a persone affiliate alle cosche locali. Nel 2012 il Comune di Leinì fu sciolto per infiltrazione mafiosa perché tramite questa società – stando alla relazione prefettizia – Coral “è riuscito a pilotare (e sperperare) una mole impressionante di denaro pubblico” fra fondi comunali e sovvenzioni europee aggiudicate tramite la regione.

Un circuito di infiltrazioni ignorato dalla politica e, per ciò stesso, favorito. Giancarlo Caselli, procuratore della repubblica di Torino, durante una requisitoria del processo di primo grado aveva sostenuto la “scarsissima sensibilità verso un’emergenza che ha talmente attecchito da non poter neppure essere considerata un’emergenza”, puntando il dito contro “un certo distacco snobistico del nord”.

L’operazione Minotauro ha avuto un “effetto domino”. Tramite i collegamenti degli affiliati si sono sviluppati numerosi filoni d’indagine: per fare un esempio, l’inchiesta Cerbero sul clan di Volpiano. Dieci anni di arresti eccellenti, come quelli dei narcotrafficanti Rocco Morabito e Vincenzo Pasquino, latitanti in Sudamerica. E ulteriori operazioni che dimostrano come la ‘ndrangheta continua a fare affari nella regione e, da qui, gestisce i propri interessi anche oltreconfine.