Torino ricorda le vittime del 18 dicembre 1922

condividi

L’inno dei lavoratori e il silenzio riecheggiano tra le bandiere dei sindacati sventolate in piazza XVIII dicembre per la cerimonia in ricordo delle vittime della Strage di Torino. Dal 18 al 20 dicembre 1922, 11 persone morirono per mano delle squadre d’azione fasciste intenzionate a vendicare l’uccisione di due militanti neri che avevano aggredito un ferroviere nell’area della Barriera di Nizza: “I nostri morti non si piangono, si vendicano”, aveva detto il capo delle camicie nere torinesi, Piero Brandimarte.

Oggi, 101 anni dopo quella scia di sangue che sconvolse Torino, che fino ad allora aveva resistito con vigore all’avanzata dell’ideologia fascista, nella piazza che porta il nome di quella giornata emblematica si è alzato un grido chiaro, scandito a gran voce dai presenti: “Viva l’Italia antifascista!”.

 

Chiara Maffè, rappresentante dei sindacati confederati (foto: Simone Matteis)

“Noi rifiutiamo, oggi come allora, il ricatto del terrore e della sopraffazione: è l’insegnamento che i morti di quella strage ci hanno voluto tramandare. Rivolgiamo un pensiero commosso alle vittime del 18 dicembre 1922 e davanti a loro ci impegniamo a ripassare la storia, a tramandarla a coloro che non la conoscono o l’hanno dimenticata, per evitare conseguenze nefaste”. Intervenuta in rappresentanza dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, Chiara Maffè getta un ponte con l’attualità: “Questa commemorazione non rappresenta solo una liturgia: oggi come non mai trascurare la memoria significa negare il futuro. In questi giorni il diritto allo sciopero viene messo in discussione, esiste una legge che lo regolamenta e tutela i cittadini ma non può essere soggetto a limitazioni arbitrarie. La democrazia si esercita con pazienza e con fatica, non dobbiamo permettere che il trascorrere del tempo affievolisca il ricordo perché questo ci porta a negare fatti storici, facendoci ripiombare in un clima di odio e angoscia”.

 

Boris Bellone, ANPPI (foto: Simone Matteis)

Portando i saluti di Bruno Segre, partigiano, giornalista, politico e attualmente presidente Anppia, Boris Bellone ha letto alcuni passi tratti da “Memorie di un operaio comunista”, libro con cui l’autore Arturo Ferraris ripercorre i giorni della Strage attraverso il suo ricordo di testimone diretto. Concludendo il suo intervento, Belloni ha tirato in ballo la questione – attualissima – del dialogo con i collettivi universitari di destra: “Dicono che bisogna incominciare a dialogare col Fuan. Eh no, siamo qua a commemorare i morti delle stragi fasciste e dobbiamo parlare democraticamente col Fuan che ci toglierà la parola in tempi brevi?”.

 

Michela Favaro, vicesindaca di Torino (foto: Simone Matteis)

In rappresentanza delle istituzioni ha preso la parola la vicesindaca di Torino Michela Favaro: “Giornate come queste creano un senso condiviso di responsabilità per ripercorrere il passato e fronteggiare le sfide del futuro: il 18 dicembre 1922 dei nostri concittadini sono stati barbaramente uccisi per aver incominciato la resistenza disarmata, azioni pacifiche di non collaborazione in opposizione alla dittatura che stava nascendo”. Favaro ha poi aggiunto: “Nella nostra città è ancora forte la volontà di combattere per i diritti dei più deboli anche sul lavoro: sempre più spesso si parla di lavoratori poveri che si vedono così preclusa una vita dignitosa e la partecipazione civile, ecco perché la battaglia sul salario minimo è molto attuale”. Infine, tornando sul diritto allo sciopero, la vicesindaca ha aggiunto: “Dal sangue degli antifascisti è nata la Costituzione che ha garantito alcuni diritti ai lavoratori, in primis quello allo sciopero, e su questo bisogna continuare a mantenere alta l’attenzione”.