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Tav, Foietta scandisce i tempi: “Operativa dal 2031”

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Ancora dieci anni, ma da oggi esiste una data di nascita per la Tav. È atteso per il 2031 il primo viaggio inaugurale della linea ferroviaria, o almeno questo è l’auspicio del presidente dell’Osservatorio Torino – Lione, Paolo Foietta, a margine della 62esima conferenza intergovernativa. 

La riunione tenutasi al Consiglio Metropolitano ha riacceso l’attenzione di Torino sul tema, per la prima volta dopo la decisione del sindaco Stefano Lo Russo di rientrare nell’Osservatorio. Il capoluogo piemontese mancava dall’assemblea ormai da quasi cinque anni, dopo l’abbandono della precedente amministrazione di Chiara Appendino, contraria al progetto.

Appuntamento che fa eco al recente trattato del Quirinale, come sottolinea Foietta. “La riunione odierna segue quello che è stato un atto di grande rilevanza per l’Europa. Il trattato del Quirinale all’articolo 10 parla dello sviluppo della linea ferroviaria. Abbiamo realizzato le condizioni per avviare l’opera. Si è integrata tra le regioni e con la commissione europea la convinzione che la linea sia essenziale per le nostre economie e i sistemi di trasporto. Posso dire che qui facciamo la storia”.

Pieno sostegno dal nuovo primo cittadino

Una posizione sostenuta anche da Lo Russo. “Si tratta di una infrastruttura essenziale per il nostro territorio, e ho voluto essere presente per ribadire il totale sostegno dell’amministrazione. Siamo in una situazione complessa data la pandemia. Sicuramente questa emergenza ha cambiato la nostra percezione delle problematiche. Tornare a parlare di questa infrastruttura assume quindi un doppio significato. Italia e Francia sono storicamente connesse da relazioni economiche e sociali, e questo collegamento potrà rappresentare un simbolo della ripartenza”.

Opportunità che, secondo il primo cittadino, si coniuga nella lotta al cambiamento climatico. “Siamo chiamati tutti – commenta Lo Russo – a dare il nostro contributo, e dobbiamo farlo costruendo infrastrutture che siano sostenibili. Sicuramente il treno è l’investimento più adatto. Il recovery fa del trasporto ferroviario un asset di sviluppo fondamentale. Non è solo un obbligo economico e morale, ma ambientale. Sostenere una infrastruttura come questa rappresenta un enorme contributo per il trasporto di merci e persone in modo sostenibile”.

Il ruolo dell’Osservatorio

Un progetto tenuto in piedi, aggiunge il sindaco, dall’attività dell’Osservatorio, costituitosi nel 2006 sotto impulso dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e che ha preso parte all’intero percorso di definizione degli interventi della Torino – Lione.

“Non possono esistere – conclude Lo Russo – strutture senza l’Osservatorio, che ha lo scopo di far dialogare le comunità locali. Ed essere un luogo della discussione. Il luogo della rappresentanza politica. Senza mettere in discussione l’opera, che serve a migliorare la qualità ambientale. È una grande opportunità di sviluppo tra i nostri due paesi, ma deve essere una cosa che va accompagnata. Ringrazio le autorità, sosterremo l’opera e accompagneremo”. 

Visione condivisa dal prefetto Claudio Palomba. “Il rispetto del trattati e il dialogo sono fondamentali. Questo periodo è stato segnato dal trattato del Quirinale, che rafforza e ribadisce il rapporto dei nostri paesi. Questo rispetto dei trattati è importante perché oggi dobbiamo parlare in termini di Unione Europa, e uno dei principi fondamentali è la libera circolazione. Senza dimenticare il dialogo con la società civile, affinché vi sia il dialogo nelle varie sedi competenti”. 

Il presidio No Tav in piazza Castello

Messaggio indirizzato probabilmente a chi, pur non partecipando alla conferenza, si è comunque fatto sentire dalla vicina piazza Castello. Circa cinquanta manifestanti No Tav, monitorati dalle forze dell’ordine, hanno mostrato il loro dissenso alla realizzazione dell’opera. Le offerte di dialogo sono viste addirittura con scetticismo. ” I sindaci che hanno preso parte alla manifestazione dell’8 dicembre – racconta un manifestante – sono tenuti molto a parte di tutto quello che accade. Tutte le volte che si è proceduto ad allestire un cantiere i sindaci nemmeno sono stati avvisati dalla prefettura”.

Una disillusione che si allinea con il commento amaro sul rientro di Torino nell’Osservatorio. “Dal mio punto di vista, così come fu l’uscita della Appendino, si tratta di una mossa politica per dare un segnale. Una mossa propagandistica fatta dal sindaco e dal partito per far presente, a chi promuove l’opera, che c’è un riavvicinamento. Non pensiamo tuttavia che questa scelta si possa tradurre in un cambiamento”.