Referendum, respinti eutanasia e cannabis. De Grazia (Radicali): “Decisione politica”

condividi

La Consulta ha deciso: la Corte ha considerato ammissibili i quesiti in tema di giustizia, mentre ha respinto i testi sulla legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia. Esulta la Lega che aveva raccolto le firme per le riforme dei processi e della magistratura, mentre i radicali protestano per il “no” al voto sulle due loro principali campagne.

Il referendum che proponeva la depenalizzazione della coltivazione e l’eliminazione del carcere per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis – con eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito – è stata ritenuta inammissibile dalla Corte Costituzionale. A riferirlo è stato il presidente della Corte, Giuliano Amato, che nella sera di mercoledì ha tenuto una conferenza stampa in cui ha chiarito le motivazioni della decisione.

“Non ci stupiamo troppo della decisione né per eutanasia né per cannabis – commenta Patrizia De Grazia, coordinatrice dell’Associazione radicale “Adelaide Aglietta” – Spesso la Corte Costituzionale con i referendum più che dare un giudizio di ammissibilità costituzionale li boccia politicamente. La cosa scandalosa è stata la modalità in cui è arrivata la bocciatura di questa proposta, perché la conferenza stampa del presidente della Corte Costituzionale è stato più che altro un comizio politico, fuori da tutte le modalità istituzionali corrette. Tra l’altro senza un contraddittorio che sarebbe stato doveroso date le informazioni errate che sono state dette”.

Le informazioni errate farebbero riferimento alle due motivazioni di inammissibilità riportate dalla Corte. La prima parte del quesito, secondo il presidente Amato, prevederebbe che tra le attività penalmente punite scompaia la coltivazione di piante da cui si ricaverebbero le cosiddette “droghe pesanti” (papavero da oppio, foglia di coca, ecc.). Secondo Amato, l’Italia violerebbe così gli obblighi internazionali plurimi. La seconda ragione che è stata riferita dalla Corte è che il quesito proposto avrebbe avuto problemi di formulazione che avrebbero provocato un’inidoneità allo scopo: il quesito referendario non avrebbe consentito una depenalizzazione completa, perché trascurava di eliminare alcune parti del codice che sarebbero entrate in conflitto tra loro. “Il presidente Amato dimentica che i referendum sono abrogativi e non propositivi – commenta Patrizia De Grazia – Anche noi avremmo voluto poter scrivere il quesito in modo diverso. Ma il referendum avrebbe abrogato la parola ‘coltiva’ perché la cannabis è l’unica pianta che per essere consumata come sostanza stupefacente non ha bisogno di una particolare lavorazione, mentre le altre piante come quella da oppio necessitano una raffinazione. Quindi se una persona coltiva il papavero da oppio in casa, non può direttamente consumarla come sostanza stupefacente. Con la cannabis invece sì. Non potevamo specificarlo più di quanto non abbiamo già fatto. Spererei poi che degli esperti di legislazione internazionale intervengano in questi giorni per confutare le tesi del presidente Amato secondo cui il referendum avrebbe contrastato i trattati internazionali firmati dall’Italia in materia di stupefacenti. Anche perché gli avvocati che hanno contribuito alla proposta di referendum hanno fatto molta attenzione ad evitare questo possibile problema”.

Un ulteriore aspetto che è stato contestato dal presidente della Corte Costituzionale sarebbe l’utilizzo – durante la campagna referendaria – della firma online. “Porta a decidere senza dialogo, su ciò che ciascuno sa già. Non è detto che tutto ciò che è elettronico arricchisca la democrazia” ha riferito Giuliano Amato durante la conferenza stampa. “Non capiamo perché la facilitazione di accesso a uno strumento democratico possa rappresentare un problema – sottolinea Patrizia De Grazia – Anche perché se si accetta la validità di SPID, non si può poi dire che in casi come questo allora non sia ammissibile. Non vogliamo proporre ancora il voto digitale, ma se esistono degli strumenti affidabili che possono facilitare dei processi democratici non vediamo il motivo per cui non utilizzarli. Il fatto che la Corte si esprima in modo contrario a tutto ciò fa sorgere delle domande sulla validità giuridica dei suoi pareri”.

Anche sugli scenari futuri, si espone Patrizia De Grazia: “Direi che è necessario aprire un serio discussione con i partiti politici, dato che tutti i segretari di partito che fino ad ora non si erano espressi hanno cominciato per magia a parlare dell’argomento. Enrico Letta su Twitter si dice indignato per le bocciature della Corte e scrive che ora è il momento di preparare una legge in Parlamento. Ma le condizioni parlamenti per quella legge esistono già e, nonostante le sollecitazioni, il Pd, Azione e Italia Viva hanno mancato di agire. I numeri in Parlamento ci risulta che ci siano e come anche i testi per la proposta di legge sia su cannabis sia su suicidio assistito. Quindi, se i principali partiti sono d’accordo ma non si fa nulla vuol dire che c’è qualcosa che non va. Spero che cambi qualcosa, perché la via parlamentare è l’unica che ci rimane ed è quello che abbiamo cercato di spiegare durante tutta la campagna referendaria. Essendo il referendum solamente abrogativo, avremmo potuto solo tagliare delle parti del testo di legge e non proporne una nuova, come invece può essere raggiunto in Parlamento”.