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“Non sappiamo niente del nostro futuro”. In piazza i lavoratori del circo

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“Oggi è stata una giornata che rimarrà nella storia”. Katiuscia Medini è la rappresentante regionale dell’Ente Nazionale Circhi e il 26 marzo è scesa in piazza Castello, a Torino, per la protesta dei lavoratori del circo e dello spettacolo viaggiante. Una manifestazione, che ha coinvolto contemporaneamente 13 città. “Non sappiamo niente del nostro futuro, non sappiamo quando ci potrà essere un’apertura”. Tutta la sua famiglia si occupa di circo: quattro attività – tra cui due circhi e un’azienda di noleggio attrezzature per fiere e spettacoli – ferme da mesi. “Con il mio circo, ora, sono parcheggiata nella proprietà privata di un imprenditore di Carmagnola che ci lascia gratuitamente lo spazio. Un altro imprenditore ci ha dato l’attacco all’acqua corrente”. Katiuscia si trovava infatti in Piemonte quando, ad ottobre scorso, le attività si sono dovute nuovamente fermare: “All’improvviso non sapevamo più dove andare”.

In mattinata la protesta dei lavoratori del circo e dello spettacolo viaggiante è stata portata alla Regione: “Abbiamo incontrato il Presidente Alberto Cirio, a cui abbiamo presentato le nostre istanze”. Tra queste: la possibilità di ripartenza e di occupazione del suolo pubblico, come è stato per i ristoratori con i dehors. “Noi vogliamo riprendere in sicurezza, la salute va prima di tutto” conclude Katiuscia. 

“Siamo scesi in piazza perché abbiamo desiderio di tornare a lavorare. Quattordici mesi di astinenza da lavoro, in un settore che vive di pubblico pagante, sono insostenibili” spiega Antonio Buccioni, Presidente Nazionale dell’Ente Circhi, da Roma. Si parla di un settore che coinvolgerebbe 40mila persone: “I lavoratori del circo sono 5-6mila, per poco meno di 100 realtà in Italia”. Ci sono poi gli esercenti dello spettacolo viaggiante: “8mila realtà famigliari”.  Negli scorsi mesi, gli aiuti maggiori sono arrivati “dalla popolazione, dalle organizzazioni cattoliche, dalle organizzazioni dell’agricoltura, dalla Protezione civile”. Buccioni definisce il contributo del governo “contenuto”. Anche un altro problema viene segnalato: “Quando il governo ha decretato la possibilità di riaprire circhi e luna park, la scorsa estate, il 90% dei comuni ha negato i permessi. Non vogliamo che si verifichi di nuovo.”

In mattinata il ministro Franceschini ha dichiarato provvedimenti a sostegno del settore per un valore di 11 milioni di euro. Una parziale vittoria delle proteste.

Ma che valore ha, oggi, il circo? “Il nostro è un mestiere che fa sorridere la gente” spiega Katiuscia Medini. Racconta di alcune amiche che da poco sono diventate acrobate: “Quando girano con noi mi dicono che sembra loro di entrare in un altro mondo”.  Buccioni aggiunge: “Il circo è uno spettacolo che riguarda la cultura popolare, la socialità. Arriva anche in quei comuni dove non ci sono arene per gli spettacoli: è un patrimonio per il nostro Paese”.