Piemonte in ritardo sull’ambiente

“Credo che tutte le amministrazioni piemontesi debbano decidere se far parte della soluzione o se essere causa dell’emergenza climatica”, commenta Sergio Capelli, Direttore di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. Interrogato dalla redazione di Futura News sul futuro del Piemonte, chiamato a rispondere dalla crisi ambientale a sfide sempre più grandi, ammette che difficilmente la regione riuscirà a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU. “Alla velocità di marcia attuale, sarà difficile raggiungere a livello locale i goal dell’Agenda 2030”, dice. Ma quali sono i nodi su cui il Piemonte dovrà concentrarsi di più nell’anno a venire e che chiedono, non solo una risposta emergenziale, ma anche un piano a lungo termine per salvaguardare l’ambiente? Sicuramente qualità dell’aria, rifiuti e raccolta differenzia, energie rinnovabili e, infine, consumo del suolo.

Qualità dell’aria

La qualità dell’aria è chiaramente tra i problemi più evidenti e impattanti dal punto di vista ambientale. Come mostra un’indagine del The Guardian pubblicata nel settembre 2023 il Piemonte, come tutta la Pianura Padana, è tra le aree d’Europa con i livelli più alti di Pm2.5 per metro cubo d’aria tra il 2000 e il 2019. Riguardo invece i valori di Pm10, ovvero le particelle di particolato con un diametro maggiore, Torino è stata negli ultimi anni tra le città, se non la prima città, con il maggior numero di giorni in cui è stata sforata la soglia di 50 microgrammi al metro cubo, superata la quale l’aria viene considerata nociva: 75 giorni nel 2021 e 98 nel 2022 secondo gli ultimi due report Mal’aria di Legambiente. Secondo il rapporto Asvis 2023 il Piemonte è molto lontano dal raggiungimento dell’obiettivo dei 3 giorni annui di superamento della soglia di Pm10 entro il 2030 e difficilmente potrà realizzarlo.

La Regione possiede un piano di intervento per migliorare la qualità dell’aria risalente al 2019. Il problema sta però nell’attuazione. Per fare un esempio, a settembre del 2023 la giunta regionale ha annunciato l’anticipazione del blocco delle auto diesel Euro 5 per far fronte ai richiami della Corte di giustizia dell’Unione Europea. Il sollevamento di scudi da parte di automobilisti e anche da parte del Governo, ha fatto slittare al 2025 questo blocco. Un problema importante è però che in avvicinamento a questo stop non vi era stato un contestuale intervento di miglioramento e efficientamento del trasporto pubblico locale, una delle alternative principali allo spostamento con mezzi privati.

Rifiuti

Ma il Piemonte è molto lontano dal raggiungimento del target anche nel campo dei rifiuti. Un miglioramento c’è stato nell’ambito della raccolta differenziata: è stata superata la quota del 65% di rifiuti differenziati e – secondo il dossier Comuni ricicloni di Legambiente – nel 2022, 148 comuni si sono attestati sopra l’80%. Gli addetti ai lavori segnalano però come sia necessario aumentare ancora il perfezionamento della raccolta, per riuscire ad arrivare all’obiettivo dell’Unione Europea, che per il 2025 punta a un 50% di rifiuti riciclati alla fine del processo. Infatti una differenziata non corretta porta a onerosi costi di selezione e, soprattutto, a scartare una parte del prodotto perché reso non riciclabile dalla contaminazione di materiali da trattare diversamente. Lo scarto finisce quindi all’inceneritore, con emissioni maggiori, e impedisce di continuare il ciclo del prodotto scartato. Per raggiungere quindi il 50% di riciclato serve avere una percentuale sempre maggiore di prodotto differenziato correttamente, oltre a limitare sempre più gli scarti, per impedire che questi compromettano il risultato finale del processo di trattamento.

Cosa non è migliorata è invece la quantità di rifiuti medi annui per ogni abitante, rimasta a 502,1 kg/ab. Il target dell’Agenda 2030 in questo caso punta a ridurre del 26% questo valore rispetto al 2004, anno in cui il Piemonte ha registrato 515 kg/ab di rifiuti urbani annui. Tra più o meno 6 anni la regione dovrebbe quindi raggiungere un dato vicino a 380 kg/ab, a fronte di una riduzione di poco più di 10 kg/ab in 19 anni circa. In un’ottica di economia circolare migliora quindi la capacità di gestione, anche se un passo avanti ulteriore potrebbe arrivare con una qualità maggiore della raccolta, per esempio attraverso il sistema porta a porta. Il problema, però, è che la quantità – causa anche l’aumento di imballaggi per esempio legati all’e-commerce – non accenna a diminuire a un ritmo adeguato. Per un approccio davvero circolare bisognerebbe invece puntare su una riduzione netta, unita a una produzione votata al riuso e alla possibilità di aggiustare gli oggetti. 

Fonti rinnovabili per l’ambiente

Nel 2022 in Italia si sono registrati 3,4 GW di nuovo installato da fonti rinnovabili per un totale di 206.600 impianti installati, di cui 206.167 solo di solare fotovoltaico, 215 eolico, 145 idroelettrico e 73 bioenergie. Per un totale complessivo di 1,3 milioni di impianti. È quanto emerge dal rapporto “Comuni Rinnovabili 2023” di Legambiente. Nella corsa alle rinnovabili il Piemonte svolge un ruolo di capofila nel settore dell’idroelettrico e delle bioenergie. Nel 2022, infatti, ha installato nuovi impianti idroelettrici per un totale di 18,5 MW. Mentre, per le bioenergie si trova al terzo posto, dopo Lombardia e Campania, con un nuovo installato del valore di 2,6 MW. Così, al 2022 il Piemonte è la terza regione in Italia per quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Eppure, la crescita registrata non è sufficiente. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite affronta il tema dell’energie rinnovabili nel Goal 7, “Energia pulita e accessibile”. In particolare, come obiettivo quantitativo, domanda ai 193 paesi firmatari, di raggiungere entro il 2030 almeno la quota del 45% di energia da fonti rinnovabili. Secondo i dati dell’Asvis, l’Italia si attesta al 19%, mentre il Piemonte al 19,4%, al di sotto di oltre venti punti percentuali rispetto l’obiettivo.

Ad ostacolare il Paese e i territori nel raggiungimento dell’obiettivo, la crisi ambientale e la lentezza delle amministrazioni e della burocrazia. Di quest’ultimo punto, si occupa in particolare un altro rapporto di Legambiente, “Scacco Matto alle rinnovabili 2023”. Il Piemonte, in realtà, non risulta toccato particolarmente da questo problema, quanto piuttosto dalle conseguenze del cambiamento climatico e in particolare della siccità. Nel 2022 la produzione da fonti rinnovabili del Paese è stata pari a 98 mila GWh, registrando un calo del 13% rispetto all’anno precedente. La causa, una drastica riduzione della produzione del comparto idroelettrico, di cui il Piemonte è uno dei maggiori promotori. Nonostante negli ultimi vent’anni il settore dell’idroelettrico sia cresciuto di 2,5 GW, non vi è stato di fatto un aumento della sua produzione. All’origine, la diminuzione delle piogge, che ha visto e vede tutt’ora periodi sempre più lunghi senza precipitazioni significative. Solo lo scorso anno a causa della siccità, che ha colpito tutta l’Italia e in particolare il Piemonte, la produzione idroelettrica è calata del 37,7%. Negli anni a venire, quindi, sarà necessario capire se l’idroelettrico sarà ancora sostenibile.

Consumo di suolo

Strettamente legato al tema della siccità, è quello del consumo di suolo. L’Ispra descrive il consumo di suolo come “la variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale del suolo”. Comprende cioè la crescente costruzione di edifici, fabbricati, capannoni, strade asfaltate e altre infrastrutture. Dal consumo di suolo deriva l’impermeabilizzazione, cioè la copertura permanente del terreno con materiali artificiali come asfalto o calcestruzzo per la costruzione. Come si legge nell’ultima edizione del rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” di Ispra e Snpa, “l’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa”. Infatti, accresce il rischio di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e comporta una progressiva e sistematica distruzione del paesaggio. L’impermeabilizzazione del suolo, combinata agli effetti della siccità, che riduce le capacità di assorbimento del terreno, può provocare eventi come quelli che hanno visto protagonista l’Emilia Romagna a maggio 2023.

Secondo il rapporto di Ispra e Snpa, tra il 2021 e il 2022 in Piemonte si sono consumati altri 617 ettari netti di suolo, per un totale di suolo occupato da superfici artificiali di 170.199 ettari, ovvero il 6,70 % dell’intera area regionale. Un valore che è il secondo più alto della serie storica e che porta la regione al quinto posto a livello nazionale, dopo Lombardia, Veneto, Puglia ed Emilia Romagna. Nel nord Italia, inoltre, il Piemonte è la regione in cui il consumo di suolo è cresciuto maggiormente: con una crescita, in termini di aumento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, pari allo 0,36 %. Il Piemonte è quindi tra le regioni italiane in cui il consumo di suolo è cresciuto di più nell’ultimo anno.

L’ambiente non può aspettare

Il quadro che emerge è quello di una regione che ha numerosi problemi nella salvaguardia dell’ambiente e che si trova molto indietro rispetto agli obiettivi da raggiungere per limitare l’impatto della crisi climatica sul territorio e sulle persone. Diventa perciò necessario imprimere una svolta alle proprie politiche di transizione ecologica e di tutela: dato che i numeri indicano che i ritmi attuali non sono sufficienti, è necessario accelerare. “Anche i modellisti climatici più pessimisti non avevano previsto un avanzamento così veloce della crisi climatica. Siamo ormai a fine dicembre e ci sono 15 gradi a mezzogiorno”, mette in guardia Sergio Capelli. “Non voglio confondere il meteo con il clima perché è un errore che lascio fare a chi si diverte a utilizzarlo per smontare l’evidenza della crisi climatica. Però ci sono segnali estremamente preoccupanti”, conclude, ribadendo la necessità da parte delle amministrazioni di essere parte non della causa, ma della soluzione del cambiamento che sta colpendo l’ambiente.