La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Piemonte, il rientro a scuola non è per tutti

condividi

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su email

Si torna in classe, ma solo fino alla prima media. Anche in Piemonte, nonostante i contagi restino alti e l’uscita dalla zona rossa non sembri essere all’orizzonte, riaprono asili nido, scuole materne, elementari e le prime classi di scuola media. Erano rimasti aperti per tutta la seconda ondata, fino al decreto del 6 marzo che ne aveva disposto la chiusura. Ora, dopo più di un mese, riaprono i battenti. Un primo passo verso il ritorno alla normalità, che si preannuncia più lento del previsto.

I genitori dei bambini intanto non nascondono la soddisfazione nel poter riaccompagnare i propri figli a scuola, dopo un mese di convivenza in casa tra didattica a distanza e smart working. “Stamattina abbiamo fatto una corsa per essere lì alle 7.45”, racconta Eleonora, madre di Clotilde e Giacomo, rispettivamente in quinta elementare e al nido. “Io mi sento fortunata perché potevo permettermi una baby sitter che badasse ai bambini al mattino, ma sia io che mio marito lavoriamo tutto il giorno, e non è stato facile conciliare le due cose. In più abbiamo dovuto continuare a pagare la retta del nido, nonostante sia stato chiuso per un mese intero: pagare sia la retta che la baby sitter è abbastanza impegnativo economicamente”. Un problema anche per la connessione internet, con quattro dispositivi collegati temporaneamente: “Noi abbiamo una buona connessione, ma quando si è tutti collegati il video salta”. Ma il problema più grande della Dad resta la mancanza di socialità: “A quest’età i bambini hanno bisogno di stare con gli altri, per quanto si possa cercare di sopperire con forme alternative la socialità e il contatto sono fondamentali”.

La pensa così anche Davide, padre di Viola e Nora, in prima e quarta elementare, nello stesso istituto in cui sua moglie fa la maestra: “La didattica a distanza ha funzionato meglio rispetto allo scorso anno, quando siamo stati catapultati in questa situazione all’improvviso, ma la componente di confronto frontale con docenti e compagni è parte stessa della didattica, i risultati scolastici delle mie figlie lo dimostrano. E anche per mia moglie è più difficile insegnare in Dad, con i bambini in casa”.

Ma c’è chi non ha potuto riaccompagnare i figli a scuola, con le seconde e terze medie e le superiori che restano chiuse. Andrea, con un figlio in secondo media, non nasconde il disagio: “In un anno mio figlio è andato a scuola in presenza poco più di un mese: dopo aver finito in Dad lo scorso anno scolastico è tornato in classe a settembre, ma nel giro di due settimane sono tornati a casa dopo un focolaio Covid in classe. Tra zone rosse e arancioni è rientrato in classe a gennaio, salvo poi riprendere la didattica a distanza con il nuovo decreto”. E l’impatto della Dad sul rendimento scolastico si fa sentire: “Lui non ha mai avuto particolare voglia di studiare, ma da quando è a casa si è proprio rintanato nel suo mondo. Le conseguenze psicologiche per questi ragazzi saranno pesantissime”. E per il futuro Andrea non è ottimista: “Non credo rientreranno in classe da qui alla fine dell’anno. Cirio ha già dimostrato in passato che per lui la scuola non è una priorità, continuando a tenere chiuse le scuole anche quando potevano essere aperte (a dicembre con la zona gialla, n.d.r.), e non credo cambierà la sua posizione. È davvero un peccato, anche perché la scuola di mio figlio è una struttura all’avanguardia, con armadietti, laboratori, e spazi per socializzare. Ma resta tutto inutilizzato”. Per lui e i suoi compagni più grandi la campanella può attendere.