Pandemia, dopo un anno gli Italiani hanno nostalgia di amici e convivialità

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Pensare di ripartire con la pandemia in corso è un progetto ambizioso, ma si può tentare. A questo è dedicata la nostra inchiesta di comunità che sta affrontando le conseguenze del Covid-19 su alcuni settori chiave come turismo e commercio, intrattenimento, sport e spettacolo. E per questo siamo alla ricerca di storie.

La pandemia ha sospeso i viaggi, impedito di vedere amici e ostacolato la convivialità. Sono attività che più di altre ispirano più nostalgia agli italiani. Dopo un anno dal primo lockdown e nel pieno di una recrudescenza del contagio da Covid-19, il sondaggio elaborato da Izi in collaborazione con Comin&Partners fotografa che cosa manca di più al Paese.

I viaggi di piacere, gli amici, le cene al ristorante e gli aperitivi. A quasi il 55% degli italiani pesa maggiormente nell’ultimo anno aver rinunciato alla leggerezza e alla socialità. Molto di più di quanto non si sia sentita l’assenza delle serate in discoteca (1,5%).

E se nelle scorse settimane la riapertura di cinema e teatri è stata al centro del dibattito pubblico, solo ad un italiano su dieci (11%) è mancato vedere film e spettacoli. Ancor meno, visitare mostre e musei (7,1%).

Sembra essere stata percepita positivamente, invece, la conversione del mondo del lavoro in modalità smart. Soltanto all’1,8% degli italiani manca lavorare in ufficio. Si tratta di una delle attività con la percentuale di risposta più bassa.

Pessimisti, ma fiduciosi nei vaccini

Sono pochi gli italiani che confidano in un miglioramento della situazione epidemiologica nel prossimo mese. Solo il 14,7% degli intervistati confida che le cose possano andare meglio. Per più di quattro italiani su dieci (43%) la situazione legata al Covid in Italia peggiorerà nel prossimo mese, mentre per il 42% rimarrà più o meno uguale ad oggi.

Il vaccino, l’unica arma per combattere la pandemia. Nonostante quasi il 31% degli italiani teme possibili effetti collaterali, sono complessivamente l’82% i cittadini favorevoli alla vaccinazione.

Solo l’11% degli intervistati si è detto scettico a causa della rapidità con la quale sono stati condotti gli studi clinici, oltre che per i possibili effetti collaterali. Pochi, infine, quelli che ne negano l’efficacia (4%) e che ritengono remoto il rischio di contrarre il Covid (2%).