Non si ferma la protesta dei lavoratori dell’ex Embraco

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Il 25 aprile non sarà un giorno di festa per i 406 lavoratori dell’ex Embraco di Riva di Chieri. A tre anni dalla chiusura dello stabilimento, a giugno scadrà la cassa integrazione e tra dieci giorni per tutti loro arriverà la lettera di licenziamento. L’ultima speranza si chiamava Italcomp, un polo nazionale per la produzione di compressori per frigoriferi che avrebbe dovuto riassorbire i lavoratori dell’Embraco e quelli dell’Acc di Belluno. Il progetto non è mai decollato, ma loro non si arrendono e a partire dalle 11 di oggi 15 aprile hanno organizzato un sit-in in Piazza Castello, davanti al palazzo della Prefettura. Nelle stesse ore si è svolto il tavolo istituzionale organizzato dal Mise che vede coinvolti il ministro Giancarlo Giorgetti, il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio e il presidente della regione Veneto Luca Zaia. La speranza di un salvataggio in extremis dello stabilimento è ancora viva.

Al presidio hanno partecipato le principali sigle sindacali, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Uglm, tutte unite da una sola richiesta: poter continuare a lavorare. “Ci aspettiamo che lo stato si prenda degli impegni e torni a fare politica industriale – ci dice uno di loro – dopo tre anni di promesse non mantenute. L’Italia deve tornare a produrre elettrodomestici e compenenti per elettrodomestici. Ci aspettiamo che da questo incontro si passi finalmente alla fase operativa”.

Calenda, Di Maio, Patuanelli e ora Giorgetti: in poco più di tre anni si sono susseguiti quattro ministri dello sviluppo economico e tutti hanno promesso di risolvere la crisi in tempi brevi, ma i proclami sono rimasti tali. “Ogni governo ha fatto la sua parte, nel senso che nessuno ha fatto nulla se non raccontare chiacchiere, e dopo più di tre anni siamo ancora qua”. Sperano almeno in una proroga della cassa integrazione in scadenza a giugno, ma il desiderio di tutti è tornare in fabbrica: “Vogliamo tutti lavorare, e se le istituzioni non vogliono perdere la loro credibilità ci devono dare una mano”.

Tuttavia l’incontro tra Giorgetti, Cirio e Zaia si conclude con un nulla di fatto, e il presidente Cirio non incontra nemmeno i manifestanti: deve andare a Novara, dove ha appuntamento con il generale Figliuolo. I sindacati ringraziano per la solidarietà ricevuta in questi anni, in particolare da parte dell’Arcidiocesi di Torino, con il Vescovo Nosiglia che oggi ha distribuito i pacchi alimentari della Caritas alle famiglie dei lavoratori. Che promettono ancora battaglia: “Il 20 saremo a Roma, davanti al Ministero dello Sviluppo Economico. Devono darci una risposta definitiva, se non risolvono la vertenza mandano alla fame 406 famiglie: in periodo di pandemia un altro lavoro non si trova”.