Riapre il Museo Regionale di Scienze Naturali

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Dopo un’attesa durata dieci anni si riaprono le porte del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Chiuso nel 2013 a seguito dello scoppio di una bombola di gas, il museo sorge all’interno dei locali dell’ex Ospedale Maggiore San Giovanni Battista: in attesa che venga completato il riallestimento degli spazi espositivi, lo storico ingresso in via Giolitti è momentaneamente spostato al civico 15 di via Accademia Albertina, di fronte piazzale Valdo Fusi. Un intervento costato più di otto milioni di euro di fondi regionali ha permesso la messa in sicurezza e la riapertura – per il momento solo parziale – di “uno dei musei storici più importanti in Europa nonché uno dei luoghi più iconici del Piemonte“, come dichiarato dal presidente della Regione, Alberto Cirio.

Riapertura completa nel 2030

“L’affetto della città per il museo è grandissimo”, gli fa eco il direttore Marco Fino. “Restituiamo la bellezzza della scienza alla comunità anche se va sottolineato come il museo non si è mai veramente fermato ma ha sempre continuato a lavoro seppur in condizioni difficili, grazie alla dedizione di tutto il personale per la conservazione dei reperti”. In occasione dell’anteprima degli allestimenti dedicata alla stampa, Fino accompagna fotografi e giornalisti alla scoperta degli spazi rimessi finalmente a nuovo: “Le tre sale attualmente riaperte non solo che un primo passo verso la riapertura completa che contiamo di raggiungere entro il 2030″, ha detto il direttore del museo, sottolineando la necessità di “ragionare step by step, un obiettivo alla volta”.

Le tre sezioni del museo 

Varcando la porta principale i visitatori si immergono subito nell’ala principale del museo, la sezione zoologica, dove sono conservati esemplari di animali naturalizzati e scheletri provenienti da tutto il mondo: al centro del lungo corridoio campeggia Fritz, l’elefante diventato simbolo del museo. Nella grande sala, un po’ nascosto dallo scheletro del pachiderma ma comunque ben visibile fra le teche laccate di bianco, ecco spuntare un totem attraverso il quale, grazie all’intelligenza artificiale generativa, i visitatori potranno parlare direttamente con l’avatar di sir Alfred Russel Wallace, il padre della biogeografia.

Il percorso prosegue quindi lungo l’Arca delle esplorazioni, sezione dedicata ai viaggi naturalistici che nel corso del tempo hanno contribuito all’arricchiento delle collezioni: al centro di pareti allestite come fossero i fianchi di una grande imbarcazione campeggia l’enorme scheletro di una balenottera risalente a metà Ottocento. A chiudere il trittico di spazi espositivi la Sala delle Meraviglie, dove sono conservati “i pezzi più belli delle nostre collezioni” come ha detto soddisfatto il direttore Fino. Molti di questi reperti, conservati in teche originali appositamente restaurate, sono di proprietà dell’Università degli Studi di Torino: “La collaborazione con UniTo è fondamentale ma siamo un ente che fa ricerca e dobbiamo riprendere a guardarci attorno per tornare a collaborare con il mondo accademico e altre realtà affini, come gli enti parco”, il commento di Fino.

Fritz, l’elefante più famoso di Torino

Fu un dono del Viceré d’Egitto Muhammad Ali al re Carlo Felice di Savoia nel 1827. Allevato per anni nel serraglio della Palazzina di Caccia di Stupinigi, in questi giorni la sua scultura conservata proprio nei giardini della storica residenza sabauda è approdata in piazza Castello per fare da testimonial alla riapertura del museo.

Museo di Scienze Naturali: una storia travagliata

Gli spazi che ospitano il Museo Regionale di Scienze Naturali furono colpiti dai bombardamenti del 1943 e subirono il crollo dei soffitti nel 1981. Tra il Seicento e il Settecento lo stabile nacque come ospedale per volere di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, rimanendo un nodo centrale della sanità torinese fino al Dopoguerra, quando venne gradualmente soppiantato dalle Molinette. Il museo venne istituito dalla Regione nel 1978 ma, complici i crolli al solaio agli inizi degli Anni Ottanta, non riuscì a vedere la luce fino al 1992 e le attività culturali entrarono a pieno regime soltanto dal 1996, con mostre permanenti e temporanee e un fitto calendario di eventi paralleli, soprattutto nell’ambito musicale. Dopo l’incendio del 2013 serviranno altri dieci anni per riaprire le porte del museo che oggi, finalmente, si appresta a riabbracciare il pubblico che in tutti questo tempo non ha mai smesso di attendere con trepidazione di poter tornare a visitare quelle sale uniche nel panorama culturale torinese e non solo.