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Margherita Pagani, Impacton: reinventare il mondo un pezzo alla volta

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Progetti per creare mattoni da plastica sminuzzata, o lampade da materiale di riciclo e celle solari, vengono realizzati contemporaneamente nei quattro angoli del pianeta tramite una rete di organizzazioni, singoli e comunità. Si tratta di Impacton, la realtà imprenditoriale creata da Margherita Pagani, trentunenne, laureata in Belle Arti e citata da Forbes tra i talenti d’Italia. “Abbiamo come obiettivo la trasformazione e l’empowering di chi è convinto di non potersi realizzare” spiega. Impacton raccoglie buone pratiche locali e le restituisce alla collettività tramite semplici guide “step by step” adattabili ai contesti più vari: si cerca la replicabilità anche in diversi Paesi. Focus speciali sono lo sviluppo sociale e la sostenibilità ambientale. L’imprenditrice ha portato la sua testimonianza ai Visionary Days 2020, a Torino: una giornata di confronto tra 2500 giovani per scrivere in modo nuovo il futuro.  

Margherita Pagani ai Visionary Days 2020

“Impacton è orientata verso quell’economia che guarda al pianeta come ad un organismo creato da parti profondamente interdipendenti, che sta affrontando sfide globali. Fino ad oggi l’uomo si è comportato come un bambino, verso gli altri e il pianeta: prende quello che vuole, con ricompense immediate, a qualunque costo e senza responsabilità”. Le nuove generazioni hanno chiara questa consapevolezza e un mandato: una “reinvenzione totale del nostro modo di vivere, di produrre, di pensare l’uomo e la donna”. Una sfida magistrale, che fa paura: “quando percepiamo davvero la gravità delle cose, ci sentiamo piccoli”. Alla paura, Margherita risponde con “la compassione verso noi stessi, unita alla consapevolezza che dobbiamo farci carico della situazione: non abbiamo alternative”.

Farsi carico delle situazioni significa anche fallire. “La nostra cultura ci racconta l’errore come una macchia eterna: spesso siamo estremamente esigenti con noi stessi. Ma sbagliare è inevitabile”. Quando accade, è facile dare la colpa ad altri, ma poco utile: “Nei fallimenti che incontro, cerco sempre la mia responsabilità: è lì che trovo la radice per rialzarmi e trasformarmi”.

Per Margherita, fare impresa significa “essere creativi”.  “Non dobbiamo perdere la nostra italianità: il tocco umano, l’estetica, la qualità. Il made in Italy vibra nelle cose che facciamo”, aggiunge. E poi uno spunto per i futuri imprenditori: “Non abbiate fretta. Nei progetti c’è un ritmo organico, spesso diverso da quello che abbiamo in testa. Non prendiamo la velocità come segno di qualità”.