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Manifattura, la produzione del Piemonte torna a crescere dopo la pandemia

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Coraggio e capacità di uscire dalla crisi. Sono incoraggianti i segnali di ripresa della produzione nella manifattura piemontese. Le imprese confidano in un trend progressivo, complici i vaccini e la ripresa dei consumi. Intanto però tornano a crescere dopo l’anno della pandemia concluso con un calo medio produttivo del 5,9% (5,7% considerando solo il periodo gennaio-marzo).

Si segna un incremento del +5% nel primo trimestre del 2021 (rispetto allo stesso periodo del 2020) che, con qualche eccezione, riguarda in maniera trasversale tutti gli indicatori, i settori, le tipologie di azienda e le province.

Conferenza stampa presentazione dati produzione industriale

È il dato presentato oggi 26 maggio e rilevato dalla 198ª “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera” realizzata da Unioncamere Piemonte, Intesa Sanpaolo e UniCredit in collaborazione con le Camere di commercio provinciali.

Metalli e mezzi di trasporto fanno da traino ad una crescita del 6,2% del fatturato totale, di cui il 3,1% è riconducibile a quello estero. Anche qui, il settore della manifattura cruciale è quello dei metalli, seguito da quello dell’elettricità e dell’elettronica.

Il futuro della manifattura è l’innovazione

“Il Piemonte ha tutte le carte in regola per affrontare con coraggio e capacità di innovazione questo 2021”, ha detto Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte. Adesso però “spetta all’intero mondo istituzionale dare una risposta concreta e ampia ai vari settori”, ha aggiunto considerando cruciali non solo le risorse in arrivo dall’Europa, ma anche l’innovazione e la trasformazione digitale “vere chiavi di volta dello sviluppo economico”.

Fonte: Unioncamere Piemonte, 198ª Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese

Il futuro è l’innovazione, dunque. Ma sono ancora molte le imprese che faticano a introdurre la tecnologia nei propri processi. In Piemonte il 59% delle aziende manifatturiere dichiara di non utilizzarle. E, come si evince dalla rielaborazione grafica, la differenza di impiego diventa notevole a seconda della dimensione aziendale.

I costi dei progetti, i problemi organizzativi e burocratici uniti al carico fiscale e alla carenza di personale qualificato sarebbero, secondo le imprese piemontesi, gli ostacoli principali alla digitalizzazione. A supportare questo processo potrebbero essere le banche che “si pongono – ha dichiarato Fabrizio Simonini, regional manger nord ovest di UniCredit – come interlocutore principale di amministrazioni pubbliche, imprese e clientela privata, affiancando sia le grandi aziende che le Pmi”.

I settori

Crescono tutti i settori. Metalli (+11,4%) e mezzi di trasporto (+7,8%) traghettano il trend positivo. Gli unici segni negativi sono registrati dal comparto del tessile e dell’abbigliamento (-4,6%) per il quale prosegue, attenuandosi, la crisi del 2020 e da quello alimentare (-1.9%) che, invece, lo scorso anno registrava una tenuta.

Fonte: Unioncamere Piemonte, 198ª Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese

Nel dettaglio, sono le medie imprese (50-249 addetti) a registrare la crescita più consistente (+6,6%), seguite dalle imprese di grandi dimensioni (250 addetti e oltre) che incrementano la produzione del 5,9% rispetto al 2020. Le aziende di piccole dimensioni (10-49 addetti) evidenziano uno sviluppo della produzione (+3,4%) inferiore alla media complessiva regionale e le micro realtà (2-9 addetti) mostrano di aver intrapreso più lentamente il percorso di crescita (+1,6%).

Fonte: Unioncamere Piemonte, 198ª Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese

La crescita nel territorio

È Verbania la provincia che segna il risultato migliore. Merito del settore metalmeccanico, trainante per il territorio, che nel primo trimestre del 2021 segna un +7,6% complessivo di produzione. Seguono, entrambe con una crescita del +6,3%, Novara e Torino. Anche per queste province, cruciale è il settore della metalmeccanica.

Unico segno negativo riguarda Biella. Il -2,5% della produzione sarebbe dovuto proprio alle criticità del comparto tessile.

In definitiva, “i dati fotografano un anno sì durissimo, ma che ci ha anche condotto verso una svolta radicale, oggi possibile” commenta Teresio Testa, responsabile Direzione regionale Piemonte Nord, Valle d’Aosta e Sardegna di Intesa Sanpaolo. “In futuro – conclude – vedremo quali tendenze saranno transitorie e quali potrebbero consolidarsi”.