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L’allarme di Gratteri: troppi limiti alla libertà di stampa, così sembra che la mafia non esista

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Dare notizie sui processi e le indagini in corso è sinonimo di qualità dell’informazione? Quali regole darsi, nell’alleanza necessaria tra giornalismo e sistema giudiziario? Per Nicola Gratteri, Procuratore capo della repubblica di Catanzaro, non ci sono dubbi. “Se la stampa non è libera di scrivere anche di indagini, la notizia non c’è e si dà l’impressione che il problema non esista, soprattutto quando si parla di un fenomeno endemico come le mafie”. 

L’alleanza deve dunque esserci, anche perché, prosegue il magistrato “il problema viene percepito come reale dall’opinione pubblica solo se viene raccontato giorno dopo giorno, con continuità, sulle testate più importanti”. Ospite del Festival internazionale del giornalismo di Perugia nel panel “Mafie d’Europa ai tempi della pandemia”, Gratteri ha messo in luce i nervi scoperti del nuovo decreto legislativo entrato in vigore nel novembre 2021 che regola i rapporti tra la stampa e gli uffici del pubblico ministero e, di fatto, esclude i cronisti dall’attività investigativa. “Si tratta di misure limitanti per i giornalisti e rappresentano un’involuzione per la libertà di stampa”. 

La normativa cui fa riferimento Gratteri prevede, tra le misure più rilevanti, che il pubblico ministero – titolare delle indagini e, quindi, primo responsabile dei rapporti con la stampa – possa interagire con i giornalisti “esclusivamente tramite comunicati ufficiali” o, se le notizie hanno una notevole rilevanza pubblica, “tramite conferenze stampa”. 

Con questi nuovi paletti, ad esempio, i cronisti non potranno più provare a mettersi in contatto con gli inquirenti per conoscere alcuni dettagli dell’indagine. Una prassi consolidata, che cozza con la “ratio” della nuova normativa: tutelare la presunzione di innocenza delle persone indagate. Il prezzo da pagare è non poter rendere conoscibili all’opinione pubblica dettagli di rilevanza pubblica. “La categoria dei giornalisti – dice Gratteri – non ha avuto nemmeno il tempo di capire il nuovo testo, per cercare di modificare una legge che, nei fatti, gli impedisce di lavorare”. 

Il procuratore amplia il discorso, evidenziando quanto siano necessari la diffusione delle informazione e il diritto di cronaca nei sistemi democratici. “Sulla minaccia alla libertà di stampa, ovviamente, nessuno dice nulla – dice Gratteri – perché il potere non vuole essere disturbato”. Sia il potere costituito – la parte corrotta delle istituzioni politiche – ma anche quello più subdolo di tipo mafioso.