La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

La chiusura delle palestre mette in crisi gli istruttori

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La rivoluzione abbattutasi sulle palestre non si è ancora conclusa. Le restrizioni della pandemia hanno costretto i proprietari a chiudere le saracinesche e salutare i propri clienti a data da destinarsi. Come per le società sportive, i rapporti si sono mantenuti con le lezioni da remoto. L’universo delle palestre si è espanso nei salotti dei clienti tramite dirette social o video lezioni su app. Un passaggio che è risultato comunque complicato. A pagarne le spese, questa volta, sono stati gli istruttori, come racconta Federico Braida di OmniaFit. “Seguire i clienti da remoto anziché dalla sala pesi comporta alcune differenze. Il problema più segnalato è la mancanza di un feedback per gli insegnanti, in difficoltà a correggere gli esercizi dei clienti.” 

Pensare di ripartire con la pandemia in corso è un progetto ambizioso, ma si può tentare. A questo è dedicata la nostra inchiesta di comunità che sta affrontando le conseguenze del Covid-19 su alcuni settori chiave come turismo e commercio, intrattenimento, sport e spettacolo. E per questo siamo alla ricerca di storie.

Le preoccupazioni degli istruttori per la nuova veste social riguardano però anche i bilanci, sempre più in rosso. Rispetto alla varietà di corsi offerti, le palestre in questo periodo garantiscono poche dirette al giorno. Un problema non da poco, specie se la maggioranza degli istruttori appartiene alla categoria delle partite Iva. Meno lezioni si traducono con meno entrate. Molti di loro non hanno sostentamenti economici, e i sussidi, per i collaboratori sportivi, si sono sono fermati a dicembre.

Riescono a resistere pochi insegnanti, specie se possiedono altre competenze. Come nel caso di Marco Dalessandro. “Oltre ad essere un preparatore atletico sono anche osteopata. È grazie al lavoro in studio che riesco a salvarmi. Anche io dirigo dei corsi online, ma è complicato. Oltretutto, l’interesse per queste attività, dopo un primo periodo di entusiasmo, ha iniziato a scemare.”

Una situazione di stallo che si riflette sui clienti. Non vedendo la luce in fondo al tunnel, molti iscritti si sono rassegnati, facendo scadere l’abbonamento. I clienti comprano i pesi per fare gli esercizi a casa, decidendo di non voler spendere più soldi per questa attività, vittima dei limiti del momento.

Un trend destinato ad accelerare con l’arrivo della bella stagione. Con la possibilità di fare attività fisica all’aperto, i parchi cittadini hanno cominciato ad affollarsi di sportivi. Con tutte le difficolta legali, dovute agli assembramenti. 

Secondo le disposizioni dell’ultimo Dpcm, la chiusura delle palestre è confermata almeno fino a venerdì 5 marzo. Non si registrano però segnali di ottimismo per quella data. Il timore tra gli addetti ai lavori è che si assista a episodi simili al blocco dello sci, confermato a pochi giorni dall’agognata riapertura delle piste. 

Nel frattempo, molti istruttori non sono rimasti a guardare. Come segnalato da Dalessandro, lo stop forzato ha portato molti insegnanti a rimettersi sopra i libri. “Diversi istruttori sfruttano questo periodo per lavorare sulla formazione. In molti casi si sono iscritti alla magistrale di biologia per acquisire la qualifica di nutrizionista. È un modo per reinventare la professione e adattarsi ai limiti imposti dalla pandemia.”