Il Me Too di Unito interrompe le lezioni

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“Non parlate di mele marce”. La protesta delle studentesse contro le molestie in università continua. È il Me Too di Unito, che questa mattina ha irrotto a Palazzo Nuovo interrompendo alcune lezioni. “Se ci vogliono zitte ci avranno rivoluzionarie” hanno gridato, di fronte a studenti e professori in aula. Sostegno da parte di quasi tutti i professori presenti in quel momento: “Come donna, studentessa e docente condivido – ha risposto Federica Cugno, insegnante di geografia linguistica –. Ritengo però la soluzione migliore sia denunciare sempre i comportamenti scorretti e le molestie”. D’accordo il docente di storia Pierpaolo Gentile: “Sapevo dell’iniziativa, avete il mio completo appoggio. Sono dalla parte delle donne e fate bene a fare queste mobilitazioni, non ne si parla mai abbastanza”. Conferma anche Marta Rizzuto, che insegna al lettorato di inglese: “Hanno ragione. L’università non è un posto sicuro, nessun ambiente lo è”.

Oltre cento testimonianze

È tutto partito martedì scorso, quando i membri dell’assemblea transfemminista universitaria hanno occupato il Rettorato chiedendo al Senato accademico di Unito di prendere posizione rispetto alle molestie in università. “Un prof mi ha accarezzato una gamba per complimentarsi con me”, “un dipendente della biblioteca ci ha provato con me facendo battute sul mio aspetto”, “un mio compagno mi ha toccata più volte mentre studiavamo”. Sono un centinaio le testimonianze anonime raccolte dall’assemblea e portate all’attenzione di Unito. 

Il caso Vercellone

Poche ore dopo è spuntata la sospensione del professore di filosofia Federico Vercellone, accusato di aver molestato due ex dottorande. Oggi era previsto lo svolgimento regolare di una sua lezione (la sospensione riguarderà solo il mese di marzo), ma con una email il professore ha avvisato che l’incontro di oggi è stato annullato. “Non sono casi isolati, è un problema sistemico” commentano gli studenti di Cambiare Rotta, associazione giovanile comunista. “C’è anche un docente di medicina ai domiciliari per stalking e minacce nei confronti delle allieve – continuano i militanti di Cambiare Rotta –. È il modello università a essere il problema, in cui un professore si sente legittimato a fare molestie e violenza di genere”.

Se il professore smentisce, parlando di “battute” e “caccia alle streghe”, una studentessa questa mattina conferma le voci: “Una mia amica aveva sostenuto un esame con lui e anche lei mi aveva confermato che lui ci provasse con le ragazze presenti ai suoi corsi. Secondo me la sospensione è un buon inizio ma bisognerebbe fare di più, come radiarlo dall’università”.

“Il sistema legittima le molestie”

Per i manifestanti, si riconduce tutto a una “struttura patriarcale – di cui l’Università farebbe parte – in cui i professori si sentono legittimati, dal sistema stesso, a compiere molestie e violenze”. In questo scenario gli “oppressi e sfruttati restano tali e dove ogni giorno assistiamo a una violenza di genere”.