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Giornata per le vittime dell’amianto: una minaccia non ancora estirpata

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Fibre microscopiche disperse nell’aria, invisibili ma fatali. Anche a distanza di decenni, l’amianto rappresenta una grave minaccia per la salute dell’uomo ed è causa di serie malattie respiratorie e tumori ai polmoni. Il suo significato etimologico vede la sua origine nel greco antico: “incessante”, “inestinguibile”, “perpetuo”. Un’ulteriore dimostrazione del fatto che neppure lo scorrere del tempo ci allontana dai rischi.

Se inalato, il pulviscolo di questa sostanza cancerogena provoca serie patologie. Tra queste l’asbestosi, una cicatrizzazione del tessuto polmonare, e il mesotelioma, un tumore che, nonostante il passare degli anni e la definitiva interruzione delle attività legate al trattamento dell’amianto, continua a colpire la popolazione che, inconsapevolmente, ne entra in contatto.

In occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto, che si celebra ogni 28 aprile, Bruno Pesce, cofondatore dell’Associazione Familiari e Vittime Amianto (Afeva), ex sindacalista che lavorò come segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato e svolse il ruolo di coordinatore del Comitato Vertenza Amianto, sottolinea, ancora una volta, il problema.

“Fortunatamente, le attività legate al trattamento e alla manipolazione di questi materiali sono state sospese – spiega –. Oggi il rischio permane ed è costituito dalla presenza decine di milioni di tonnellate di amianto sparso ovunque, abbandonato e conservato in modo sbagliato, che mette in pericolo i cittadini”.

I materiali più pericolosi sono quelli che, se danneggiati e trattati, rilasciano fibre dannose nell’aria. Più esposti al rischio erano i professionisti che lavoravano a contatto con i microframmenti di asbesto, ad esempio per la produzione di Eternit, per la spruzzatura di edifici o di mezzi di trasporto, come treni e navi.

Grazie alla legge n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto, approvata nel 1992, che ne vieta l’esportazione, la commercializzazione e la produzione, è stata effettuata un’importante opera di bonifica. Ma, a causa del grande impiego che ne è stato fatto su tutto il territorio nazionale, le fibre di questi materiali costituiscono ancora una minaccia enorme, di fronte alla quale siamo tutti vulnerabili.

“Bisogna recuperare i piani di bonifica territoriali, mettendo in atto servizi di raccolta e smaltimento pubblico, coinvolgendo cittadini con un’informazione corretta e non terroristica” continua il cofondatore di Afeva. La risposta allo smaltimento dell’asbesto sono, quindi, le discariche pubbliche “che devono essere correttamente monitorate e controllate per eliminare il problema e i rischi” afferma.

“Il tema dell’amianto è una problematica costantemente accantonata e lasciata al corso del tempo – dichiara Pesce –.  È necessario che le istituzioni, pigre nell’intervenire, si assumano le proprie responsabilità, svolgendo un ruolo attivo e recuperando una politica di incentivi e aiuti a livello nazionale, regionale e territoriale, al fine di avanzare verso la prevenzione”.

Una questione che non può essere sottovalutata. “Non affrontare il problema non significa risolverlo – conclude – ma accelerare le sue conseguenze negative”.