Fermi e ritardi, soffre il Nord Ovest dei treni

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L’Europa punta sulla rotaia, ma nel Nord Ovest d’Italia, con il cantiere Tav appena avviato (e che durerà almeno fino al 2032) e orfano per almeno altri sei mesi del vecchio traforo ferroviario del Frejus a causa della frana dell’estate 2023, la decarbonizzazione dei trasporti sembra un obiettivo lontano. Secondo l’Osservatorio trasporti transalpini della Commissione europea e della Svizzera, gli investimenti sulle ferrovie e sui grandi corridoi europei daranno risultati tangibili dal 2035. Nel frattempo, però, i problemi rimangono.

La linea Torino-Lione è interrotta dal 27 agosto, quando una frana nel Vallone delle Maurienne ha interessato anche l’area dei binari sul versante francese, nel tratto compreso tra Modane e Saint-Jean de Maurienne. La Francia ha già annunciato che la circolazione ferroviaria (passavano di qui centinaia di passeggeri e circa 30 treni merci ogni giorno) rimarrà ferma almeno fino all’estate 2024, ma dagli ultimi incontri interregionali l’ipotesi più accreditata pare essere l’autunno. Per raggiungere Parigi, ora, è in funzione una sola corsa al giorno. Si parte da Torino alle 15,41 e si arriva nella capitale francese alle 23,14. In senso contrario si parte alle 14,48 e si arriva alle 21,48. Le tratte: in treno da Torino a Oulx, poi navetta sostitutiva da Oulx a Chambéry, poi di nuovo in treno fino a Parigi. Attese per le prossime settimane novità sul collegamento Bardonecchia-Modane. 

A preoccupare il presidente della Regione Renzo Testolin è anche la chiusura ai mezzi pesanti dello svincolo autostradale di Santhià, collegamento fondamentale con Torino e Milano, fino al 23 gennaio. “Sarebbe stato auspicabile un confronto preventivo con la Regione” commentano industriali, commercianti e albergatori, spalleggiando il disappunto di Testolin. “Le autostrade sono infrastrutture di interesse pubblico – aggiungono i presidenti degli albergatori Luigi Fosson, degli industriali Francesco Turcato, di Cna Andrea Caruso e di Confcommercio Graziano Dominidiato -. Iniziative come questa influenzano l’intera economia regionale e la società”. 

Un tema, quello della viabilità, a cui i valdostani sono particolarmente sensibili. La Regione, infatti, ha appena “recuperato” il traforo del Monte Bianco, dove la viabilità è tornata regolare dopo tre mesi di stop. Se ne preannunciano altri nei prossimi vent’anni, mentre il territorio chiede a gran voce la costruzione di una seconda canna, attesa dall’incendio del 1999 in cui morirono 39 persone. Il presidente del Dipartimento della Savoia Hervé Gaymard, tuttavia, ha già espresso perplessità nei confronti del raddoppio, proponendo invece, attraverso la candidatura dell’area del Monte Bianco a sito Unesco, di impedire il passaggio dei tir, soluzione che, a suo dire, troverebbe “coerenza con i lavori ferroviari della Tav”.

Rimarrà chiusa per tre anni, intanto, anche parte della linea Chivasso-Aosta, interessata dai lavori di elettrificazione della tratta compresa tra Ivrea e il capoluogo valdostano. Al posto dei 44 treni, sono entrati in circolazione 99 bus sostitutivi, con una scorta da 2 a 4 autobus sempre disponibili ad Aosta e a Point-St-Martin da utilizzare in caso di emergenza. Il timore è che i mezzi su gomma contribuiscano a intasare la viabilità stradale, già messa a dura prova nei weekend dello sci. Il rientro dalle vacanze natalizie è riuscito senza grandi congestionamenti. “Ma attenzione – avvertono gli albergatori – ad aiutare è stato il meteo”. E mentre si guarda con apprensione ai fine settimana a venire, si testa il servizio alternativo anche con il rientro a scuola degli studenti. Centoquindici milioni di euro l’investimento complessivo dell’intervento, che consentirà di portare a elettricità i 66 chilometri di linea, su cui fino a oggi i treni hanno viaggiato con alimentazione a diesel. Resta irrisolto, comunque, il nodo del binario unico.

“I primi giorni saranno determinanti per una valutazione del servizio e per calibrare gli aggiustamenti – spiega l’Assessore ai Trasporti della Regione Valle d’Aosta Luigi Bertschy – così come saranno determinanti le osservazioni e le esperienze dei viaggiatori. Noi saremo tra questi, per poter monitorare con l’utilizzo del servizio il servizio stesso”. Bretschy aggiunge che l’elettrificazione rappresenta “un grande progetto” che determinerà “modifiche nelle abitudini di che è costretto a spostarsi per raggiungere la scuola, il lavoro e luoghi di interesse. I cambiamenti per portare ad una crescita collettiva necessitano della collaborazione e di uno sforzo comune”.

Proprio questa mattina, intanto, il Pd piemontese ha lanciato un altro allarme: “Un viaggio della speranza: a questo somigliano ormai i viaggi sulla linea Pinerolo-Torino!”. A denunciarlo è la consigliera regionale Monica Canalis, che con il collega Diego Sarno e 8 Sindaci in fascia tricolore (di Pinerolo, Moncalieri, Nichelino, Piscina, Airasca, None, Scalenghe e Piobesi) ha voluto fare un viaggio dimostrativo su una linea che conta 27 passaggi a livello, con conseguenti frequenti ritardi e disservizi. “Per non parlare delle soppressioni senza navetta sostitutiva e delle sale d’aspetto chiuse” aggiunge Canalis. “Negli ultimi anni – chiude – nessun passaggio a livello è stato soppresso, non sono stati realizzati raddoppi selettivi nei punti più idonei, né vi è stato alcun intervento per abbattere le barriere architettoniche”. Con le sue difficoltà, intanto, la linea ferroviaria continua a servire un bacino di oltre 50 Comuni e quasi 250 mila abitanti. Quelli del Pinerolese e di Torino sud.