Federalismo graduale e pragmatico, un manifesto per l’Europa

condividi

Ripensare il ruolo dell’Unione europea attraverso una revisione del sistema economico e finanziario, mettendo in comune porzioni di sovranità nazionale per la creazione dei beni pubblici europei, fondamentali per rispondere alle sfide attuali. Nasce da qui “L’Unione europea al tempo della nuova guerra fredda“, un manifesto redatto da un gruppo di ex leader e figure di spicco europee tra cui Jean-Claude Juncker, Giuliano Amato, Mario Monti, Pierre Moscovici e Romano Prodi che ha come obiettivo l’ideazione di un nuovo contratto politico basato su un federalismo graduale e pragmatico.

Venerdì 19 gennaio il testo è stato presentato e discusso a Torino dal prof. Marco Buti, titolare della cattedra Tommaso Padoa-Schioppa in Integrazione economica e monetaria europea all’Istituto Universitario Europeo, già capo di gabinetto del commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni dal 2019 al 2023, direttore generale per gli Affari economici e finanziari della Commissione europea tra il 2008 e il 2019 e vice ministro delle finanze per il G7 e il G20. L’incontro moderato da Marco Zatterin, vicedirettore de La Stampa, si è svolto presso gli spazi della Fondazione Collegio Carlo Alberto in piazza Arbarello alla presenza del presidente Giorgio Barba Navaretti e degli ex ministri Elsa Fornero, honorary fellow del Collegio, e Francesco Profumo, numero uno della Fondazione Compagnia di San Paolo.

L’Ue candidata a terzo attore globale

Con le elezioni per il rinnovo dei componenti del Parlamento Europeo del prossimo giugno sullo sfondo, l’intento del manifesto è quello di evidenziare i punti critici della situazione attuale dell’Ue per fornire soluzioni adeguate a un nuovo contratto politico basato sul rafforzamento della fiducia e della solidarietà tra istituzioni e cittadini, per andare verso un federalismo graduale e pragmatico con la consapevolezza che “l’unica sovranità che funzionerà nel futuro è quella condivisa”. Partendo dalla considerazione che, diversamente da Stati Uniti e Cina, l’Ue non sia (né agisca del tutto come) un’area economica e politica, l‘obiettivo è rilanciare il ruolo internazionale dell’Unione europea a cominciare da un riassetto dell’agenda interna con quella internazionale.

Oltre al tema del funzionamento delle istituzioni europee, in primis il controverso sistema dei veti che determina l’operato del Consiglio, un altro fattore determinante riguarda le politiche di allargamento, con gli Stati membri che potrebbero passare dai 27 attuali a 35. Tra questi anche l’Ucraina, dove la guerra in corso dal febbraio 2022 costituisce non soltanto un aspetto rilevante sotto il profilo militare e umanitario, ma rappresenta uno snodo decisivo anche perché, all’indomani della tanto agognata pace, il granaio d’Europa dovrà essere massicciamente ricostruito e l’Ue dovrà farsi trovare pronta almeno quanto lo saranno Stati Uniti e Cina. Il manifesto sottolinea la necessità che Bruxelles con le sue rinnovate istituzioni sappiano mantenere la propria leadership nel settore della lotta al cambiamento climatico, della tutela della coesione sociale e della difesa dello stato di diritto, dentro e fuori i suoi confini.

Un manifesto, sette punti programmatici

Per giungere a questi obiettivi, il testo propone un approccio graduale al federalismo che sappia far leva sul collaborazionismo fra Stati, contrapponendolo al nazionalismo. In occasione dell’incontro di Torino, Marco Buti parte dall’importanza di una crescita che sia a un tempo “endogena e indigena”, cioè che sappia far leva sulla coesione tra Stati “limitando le dipendenze esterne, dinamicizzando il mercato unico e valorizzando le peculiarità interne”. Di seguito i sette punti fondamentali in cui si articola la proposta per un nuovo contratto politico contenuta nel manifesto:

  1. Una riforma di fondo del bilancio comunitario basata sulla creazione di una capacità fiscale centrale che, avendo carattere permanente o – almeno – ricorrente, possa produrre Beni pubblici europei nell’ambito delle transizioni ‘verde’, digitale e sociale. Tale capacità fiscale centrale dovrà trovare un corrispettivo in credibili flussi di Risorse Proprie. Fondi adeguati e stabili andranno allocati nella ricostruzione dell’Ucraina.

  2. Nuove regole fiscali per realizzare una convergenza economica e sociale nell’ambito della Ue e per soddisfare le condizioni richieste da una crescita economica di lungo periodo e da finanze pubbliche sostenibili.

  3. Decisivi passi avanti verso la costruzione di mercati finanziari europei integrati e “spessi”, che si basino sull’emissione di un’attività finanziaria europea sicura, e verso la definizione di un sistema pienamente sviluppato di gestione delle crisi.

  4. Una politica industriale che sappia favorire il passaggio a un nuovo modello produttivo della Ue mediante la combinazione di produzioni innovative, servizi efficaci, sistemi educativi di alta qualità e lavoratori con adeguata formazione, prendendo le mosse dai successi ottenuti con il programma Sure durante la pandemia.

  5. Una rinnovata politica sugli aiuti di stato che miri a rafforzare, e non a indebolire, il mercato unico e i nuovi strumenti europei per la salvaguardia del ruolo della Ue nelle catene internazionali del valore. Insomma, l’obiettivo dovrebbe essere quello di affermare non il “made in Europe” ma il “made with Europe”, cioè ciò che viene fatto con l’Europa.

  6. Una strategia comune per l’istruzione e la formazione nonché programmi concreti per l’inclusione dei migranti nei mercati europei del lavoro, come componente essenziale di una politica dell’immigrazione da parte della Ue.

  7. Una politica della Ue per la sicurezza e la difesa che sia incardinata nella Nato, ma che abbia un’autonomia e una visibilità sufficienti per reggere possibili rinnovate tendenze isolazioniste da parte degli Stati Uniti a seguito delle elezioni di novembre 2024.

Bpe, riforma dei trattati e generazione Erasmus: il commento di Marco Buti

“Con il bilancio all’1% del Pil dell’Unione europea, bisogna agire con urgenza per rinsaldare le finanze pubbliche”. Marco Buti dice no alle politiche di tagli: “Per finanziare la tripla transizione verde, digitale e sociale, oltre a settori strategici come difesa e sicurezza la strada da percorrere è quella dei Bpe – Beni pubblici europei“. Si tratta di un modello che prevede, in sintesi, la condivisione di sovranità in settori chiave per lo sviluppo dell’Unione europea alla luce di sfide sovranazionali che richedono un’azione comune anziché individuale. Per diretta conseguenza, questo si traduce nella necessità di un’autonomia fiscale di Bruxelles rispetto ai singoli Stati membri che vada a incrementare il senso di fiducia dei cittadini rispetto alle istituzioni, obiettivo perfettamente in linea con quanto previsto dal manifesto.

Come spiega su Linkiesta.it il presidente del Movimento europeo, Pier Virgilio Dastoli, i Bpe – affidati “Oggi alla Commissione europea e domani a un vero governo europeo sotto il controllo dell’autorità di bilancio europee, Parlamento e Consiglio” – dovrebbero riguardare dieci aspetti strategici: salute; energia; intelligenza artificiale; sostenibilità ambientale; prosperità condivisa; nuove generazioni; sicurezza interna; sicurezza esterna e difesa; accoglienza e inclusione; promozione industriale e innovazione.

A proposito dei Bpe, Buti sottolinea l’importanza di riuscire a convogliare anche investimenti privati nello sviluppo dell’Ue attraverso “l’unione dei mercati e dei capitali”, consapevole che il futuro delle finanze europee non potrà in alcun modo svincolarsi dalle riforme strutturali relative al sistema decisionale degli organi intergovernativi, Consiglio europeo e Consiglio dell’Ue, e degli organi sovranazionali, Parlamento e Commissione. Il raggiungimento di una capacità fiscale autonoma dell’Unione europea, obiettivo previsto dal manifesto, passa dal superamento dell’uso straordinario delle “misure di solidarietà” previste dall’art. 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, forse un’utopia quando vennero ideate nel 2009 ma strumento indispensabile per un’inedita risposta europea rapida e condivisa alle crisi dei nuovi Anni Venti, tra pandemia e conflitti.

“Bisogna cambiare il modello europeo – rimarca Buti -. Andiamo verso un’Unione di 35 Stati con i Paesi balcanici e l’Ucraina da ricostruire: se non cambiamo le regole del gioco il risultato sarà una paralisi decisionale evidente”. Per ambire al ruolo di terzo attore mondiale la soluzione è solo una, diventare capaci di decidere: “Abbandonare il sistema dei veti nel Consiglio in favore del voto a maggioranza è una scelta inevitabile per non cadere in una paralisi decisionale. Rimandare ancora e scegliere di mettere altra polvere sotto il tappeto sarebbe una scelta assai poco saggia”. Infine i giovani. L’ex ministra Elsa Fornero ha sottolineato l’importanza di abbattere le tradizionali distanze tra istituzioni e cittadini in vista delle elezioni europee del 2024: per farlo è necessario “parlare ai più europei, cioè ai giovani che viaggiano e conoscono l’Europa grazie a Erasmus” e ai quali proprio per questo spetta, secondo Buti, il ruolo di “portavoce naturali dell’Europa”.