Tallia: “Bruno Segre, un esempio morale”

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Dopo la morte di Bruno Segre, affiorano ricordi e parole di cordoglio. Anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, ha omaggiato il testimone torinese agli orrori delle leggi razziali che ha vissuto per 105 anni. Un addio annunciato nella Giornata della Memoria, ma l’ultimo saluto è previsto domani, martedì 30 gennaio, con l’allestimento della camera ardente all’auditorium del Polo del ‘900, in piazzetta Antonicelli. Lì Tallia, che lo ha già ricordato in un editoriale su La Casa dei Giornalisti, ci sarà.

Presidente, che figura è stata Bruno Segre?

“Bruno Segre è stato un esempio morale. Ha rivestito molti ruoli: oltre quello di partigiano e giornalista, anche quelli di avvocato e politico. Ha così alimentato il dibattito pubblico torinese per un secolo. Contributi che trovavano risalto nel suo mensile L’Incontro, da lui fondato. Era una voce autorevole e importante come ha spesso dimostrato al Circolo della Stampa Sporting dove partecipava facendo sentire la sua voce”.

Com’è stato il Segre giornalista?

“Ha frequentato a lungo e in maniera intensa gli organismi di categoria. Partecipava a tanti appuntamenti e riunioni del sindacato al Centro Studi sul giornalismo Pestelli, da lui stesso fondato nel 1968. Le sue riflessioni sulla libertà d’informazione e di stampa erano precise, puntuali. Il suo percorso di vita ci ricorda, appunto, che non vanno mai date per scontate le conquiste, su tutte quelle riguardo la libertà”.

Può raccontarci cosa le ha lasciato?

“Partecipammo insieme a un dibattito al Polo del ‘900. Lì lui firmò sotto la parola ‘Resistenza’. Dalla nostra riflessione ho compreso due modi di concepire il suo significato: per lui era legato alla guerra, mentre per me, nato e vissuto in un paese democratico, implica altre spinte e pressioni più attuali”.

Di che tipo?

“Oggi si riflettono rischi di vario genere: dalle leggi bavaglio approvate dal Parlamento italiano a quelli che si affacciano nel panorama europeo tramite norme restrittive rispetto al diritto di informazione come nell’Ungheria di Viktor Orban”.