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Bee My Job: l’integrazione passa dalle api

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Mamadou ha 28 anni e passa le sue giornate tra mille alveari. È arrivato dal Mali e in Italia, di fronte alla sfida dell’integrazione, è solo: la moglie e le due figlie non possono ancora raggiungerlo. Le api sono il suo lavoro: da alcuni mesi se ne occupa stabilmente per Fortini, azienda famigliare che produce miele in quattro diverse regioni.

“Lo dico sempre a Mamadou: tu dai una mano a noi, noi diamo una mano a te”. Il titolare dell’azienda, Irvano Fortini, ha assunto Mamadou da alcuni mesi. Gli ha trovato anche una casa, “dove magari un domani potrà raggiungerlo la sua famiglia”.  Mamadou ha imparato le basi della professione durante la formazione Bee My Job dell’Associazione Cambalache. Un corso di formazione per diventare apicoltori. Dal 2015 sono 200 i ragazzi che hanno partecipato. Ora Mamadou si sta preparando per l’esame della patente e tutta l’azienda fa il tifo per lui. Potrà essere una risorsa estremamente utile: “Io ormai ho una certa età. L’intento è stabilizzare una persona che possa affiancare in modo continuativo mio figlio nella gestione dell’azienda” spiega Irvano. 

Il progetto Bee My Job

Un mese di insegnamento legato all’apicoltura, integrato da moduli di lingua italiana, sicurezza sul lavoro, orientamento ai servizi sul territorio. Durante il mese di marzo, il progetto Bee My Job ha avviato alla professione 14 nuovi giovani. Provengono da Etiopia, Guinea, Mali, Gambia, Camerun e Senegal.

“Recentemente abbiamo deciso di selezionare anche ragazzi che sono fuori dai classici circuiti di accoglienza” spiega Ilaria Leccardi dell’Associazione Cambalache. In alcuni casi, alle spalle dei ragazzi ci sono storie di sfruttamento nei campi agricoli italiani. La formazione di quest’anno si è svolta online a causa della pandemia.

La storia di Abdul, 28 anni, apicoltore.

Apicoltura. Perché? “Abbiamo constatato che è un settore con forte richiesta di manodopera. E la formazione è fattibile in tempi contenuti”. Dopo il corso, ai ragazzi viene data la possibilità di fare tirocini nelle aziende: “Chiediamo alle realtà che prendono i tirocinanti di firmare una Carta etica che attesti l’esclusione di ogni sfruttamento” spiega Ilaria. L’Associazione assiste poi le aziende per i passaggi burocratici e finanzia i tirocini: condizioni che rendono la collaborazione molto attrattiva per il settore. L’obiettivo di Bee My Job è la creazione di un lavoro etico. E occuparsi di api significa anche occuparsi di sostenibilità, vista la loro importanza per l’ecosistema. I ragazzi vengono scelti dopo un attento processo in cui si valuta “la loro voglia di imparare, la conoscenza della lingua ed eventuali esperienze pregresse in campo agricolo”. La selezione quest’anno è avvenuta in partnership con il Presidio Saluzzo Migrante, progetto della Caritas di Saluzzo, e la onlus Medici per i Diritti Umani.

Il progetto ha ricevuto il sostegno dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che ha permesso la replica del progetto in altri luoghi d’Italia. Nel 2018 Bee My Job è stato sperimentato in Emilia Romagna e Calabria. Nel 2019, in collaborazione con Medu – Medici per i Diritti Umani, è stato portato anche a Rosarno e poi, nel 2020, a Pistoia, nell’insediamento informale della parrocchia di Vicofaro. Dopo la collaborazione biennale, nel 2020 l’UNCHR ha dato il proprio patrocinio all’iniziativa.

Come nel caso di Mamadou, i tirocini si possono trasformare in collaborazioni stabili. È successo più volte alla “Tenuta Ritiro”. Con i suoi 3000 alveari, l’azienda è una delle eccellenze italiane nel lavoro con una precisa tipologia di api, le regina buckfast. Nel suo team sono 4 i ragazzi assunti stabilmente che arrivano dal percorso Bee My Job. Tre hanno tra i 20 e 30 anni, uno ne ha 40. Sono sistemati in alloggi aziendali. “Si impegnano tantissimo, si sono integrati molto bene” spiega Sandra Cernea della “Tenuta Ritiro”. I ragazzi lavorano a diretto contatto con gli alveari, sul campo. Culture e lingue diverse non sono state un ostacolo: “Siamo un’azienda multiculturale. L’ambiente è giovane, il lavoro tanto. C’è un clima di crescita per tutti”.  

Insomma: casco in testa e voglia di imparare. L’integrazione passa dalle api.