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Alloggi di edilizia sociale, Caucino: obiettivo “sfittanza zero”

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Un giro per le case Atc del Piemonte dell’assessora al Welfare con delega alla Casa Chiara Caucino con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la “sfittanza zero”. Prosegue la serie di sopralluoghi degli alloggi di edilizia popolare per definire una strategia che porti a riempire – non abusivamente, s’intende – quelle abitazioni che al momento risultano sfitte.

Il tour è partito a maggio nella provincia di Alessandria, ha toccato Ivrea e Domossola, e oggi è approdato a Torino: partenza in via Poma alle 11:15, poi Corso Lecce, via Aosta e via Bologna, per poi concludere con l’ultima tappa, in via Ghedini. “Ci interessa un’azione di rimessa in circolo degli alloggi dismessi per questione di manutenzione ordinaria” ha dichiarato Caucino il 9 maggio, in occasione del primo sopralluogo avvenuto ad Alessandria. In tutta la regione sono 50.799 gli alloggi di edilizia sociale, 3.368 dei quali risultano sfitti.

Per la riqualificazione saranno stanziati due milioni, inseriti nel bilancio previsionale da approvare. L’obiettivo centrale è la salvaguardia delle “fasce deboli, con un’attenzione al bene primario che è la casa. Gli slogan sono ‘sfittanza zero’, perché ci sono tante famiglie per bene che non possono più aspettare, e stop alle occupazioni abusive”. L’assessora ha poi precisato: “Abbiamo voluto premialità per i nuclei monogenitoriali, ragazzi che escono dalle comunità minorili e senza fissa dimora: la nostra attenzione verso queste categorie deve essere massima”. Per facilitare l’autorecupero e velocizzare le operazioni, il progetto invita gli affidatari a sistemare gli alloggi in prima persona, per un massimo di settemila euro di spesa: la Regione, avuto il rendiconto, provvederà alla restituzione dell’intera somma.

Non solo riqualificazione, però, l’assessore Caucino ha ribadito il suo impegno per “rimettere mano” alla legge regionale 3 del 2010, “Norme in materia di edilizia sociale”, in particolare al primo comma dell’articolo 3: questo prevede fra i requisiti per l’assegnazione di un alloggio “essere residente o prestare attività lavorativa da almeno tre anni nel comune che emette il bando di concorso o in uno dei comuni del medesimo ambito territoriale. I comuni hanno facoltà, in sede di bando, di incrementare tale requisito fino ad un massimo di ulteriori due anni”. Per molti, però, è complesso maturare questo “requisito di anzianità”.