La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

A Torino la neurochirurgia si impara con un simulatore

condividi

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su twitter
Condividi su email

L’Università di Torino segna una svolta epocale nella storia della medicina. È infatti la prima nel mondo a proporre un corso di tecnica chirurgica basato su una piattaforma di simulazione che integra strumenti digitali e fisici, attraverso realtà aumentata e tecnologia 3D. Si tratta della UpSurgeOn Academy, inaugurata martedì 16 febbraio nell’antica sala Settoria di Anatomia umana dell’ateneo torinese, grazie a Diego Garbossa (Direttore Neurochirurgia U-AOU Citta’ della Salute e della Scienza di Torino) con il supporto di Alessandro Vercelli, Vice Rettore vicario alla Ricerca Biomedica.

I giovani neurochirurghi potranno eseguire i loro primi interventi cranici non più sui cadaveri, ma su riproduzioni anatomiche del corpo umano realizzate dalla start-up italiana UpSurgeOn, fondata nel 2017 da Giannantonio Spena (Direttore del Dipartimento di Neurochirurgia di Lecco) e Paolo Raimondo (l’attuale vice Presidente dell’azienda). Con l’aiuto dei due simulatori ibridi BrainBox e Anatomy Touch, attivati dalla tecnologia che il Ceo Federico Nicolosi definisce “Scientific 3D Modelling”, gli specializzandi possono fare pratica: “La realtà aumentata consente loro di visualizzare e interagire con i risultati da tablet e smartphone, ovunque si trovino”, spiega il prof. Garbossa.

L’obiettivo è permettere agli studenti di acquisire in meno tempo abilità che di norma richiedono anni di esercizio, abbattendo i costi della formazione e garantendo maggiore qualità e sicurezza al lavoro: quando opereranno sui pazienti, i chirurghi avranno già ripetuto le procedure varie volte grazie alla realtà simulata e questo ridurrà il margine di errore. Tema cruciale, se si pensa che circa il 19% delle cause legali in medicina riguarda la neurochirurgia. 

“Per noi è stata un’esperienza nuova e molto formativa”, racconta Salvatore Petrone, allievo del dott. Garbossa, al quinto anno della Scuola di Specializzazione in Neurochirurgia. “La tecnologia UpSurgeOn tiene insieme vari elementi: il simulatore è rigenerabile e consente di sostituire le parti utilizzate, ma la vera novità è l’app, fondamentale per studiare le diverse fasi dell’intervento, a partire da preparazione e posizionamento del paziente, fino ad arrivare all’analisi microscopica dei tessuti e poi alla sutura”. Durante la giornata organizzata dall’Università di Torino, Petrone e i suoi colleghi hanno potuto sperimentare un prototipo del simulatore che prevede di aggiungere, nelle prossime versioni, anche la parte patologica: “Lavorare su modelli anatomici sani – come accade con i cadaveri – è meno utile dal punto di vista formativo”, specifica Petrone. “Disporre di modellini con aneurismi o altre malattie del cervello porterà UpSurgeOn a superare le potenzialità della dissezione organica, che nel periodo della pandemia è molto complessa da immaginare”. La tecnologia viene in soccorso, e rende possibile ciò che fino a pochi anni fa era pura fantascienza.