A Torino dieci nuove pietre della memoria

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Le tappe della memoria passano nelle vie delle città, perché nessuno faccia mai più finta di non vedere. Con l’apposizione di dieci nuove Stolpersteine a Torino, la città sceglie di nuovo di essere custode della storia. “Ancora oggi siamo qua per mettere la prima delle dieci pietre d’inciampo che Torino avrà nel 2024 – dice l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia ai microfoni di Futura News –. La memoria è il nostro futuro e quello che è successo al povero Giovanni Battisti non deve mai più succedere”, portando il pensiero dove, ancora oggi, tante donne, tanti bambini, tanti uomini continuano a morire.

Gunter Demnig con la pietra d’inciampo di Giovanni Battisti

In Galleria San Federico si ricorda Giovanni Battista Battisti, nato a Modena e operaio a La Stampa. Con la Repubblica di Salò – racconta lo storico Valerio Castronovo al giornale torinese – “era sorto un comitato antifascista clandestino con l’intento di aiutare perseguitati, ricercati ed ebrei mediante la preparazione di documenti falsi (carte d’identità, tessere annonarie)”. Ne faceva parte l’operaio Giovanni Battisti. Con lui, tra i tanti, il fotografo Alfredo Berra, il tipografo Andrea Cavaletto, l’impiegata Maria Cavassa, l’avvocato Galliano Biancato, i giornalisti Ricciotti Lazzero, Umberto Oddone, Paolo Bertoldi, Rodolfo Arata, Mario Mazzarelli. Altri giornalisti – Ugo Buzzolan, Aldo Marsengo, Luigi Agostino Mondini – e Franco Sbragia, vent’anni, meccanico del reparto manutenzione, erano entrati nelle formazioni partigiane. La notte del 14 marzo 1944 i fascisti fecero una retata arrestando una trentina di membri del gruppo. Tra loro, Battisti, addetto alle spedizioni, trovò la morte in Germania, in seguito a un bombardamento aereo alleato. “C’era un sistema integrato di persone che lavoravano assieme – ha spiegato il direttore de La Stampa Andrea Malaguti –. Giovanni Battisti lavorava insieme a dei giornalisti, degli avvocati e degli operai. La memoria è un elemento che va vissuto insieme”. Una memoria che diventa sempre più attuale, dati i recenti rigurgiti nostalgici: “Bisogna stare insieme a condividere i valori scritti nella nostra Costituzione, che è una costituzione antifascista”.

Le pietre di Donato Colombo e Emma Ottolenghi

Ma non solo oppositori: anche e soprattutto gli ebrei sono state vittime dell’apparato repressivo nazista e fascista. Donato Colombo e Emma Ottolenghi furono arrestati e assassinati ad Auschwitz alla fine del 1943. In via santa Teresa, luogo dell’installazione delle pietre sono presenti i bisnipoti che hanno letto in maniera commossa i nomi dei loro famigliari. I bambini della 5E dell’Istituto comprensivo Alberti-Salgari hanno letto alcuni brani, ricordando le vittime della persecuzione nazifascista. “Per noi questa giornata ha un significato importantissimo – commenta Donata Paces, la bisnipote –. Le pietre d’inciampo sono segni che restano per non dimenticare mai quello che è accaduto, perché non si ripeta. Dei nostri bisnonni Emma e Donato non abbiamo nulla e oggi restano queste due pietre”. Due significati: uno intimo, personale e di famiglia, e uno storico, internazionale.

Le pietre di Arturo e Lucia Beltrando

In via Garibaldi due pietre ricordano poi Arturo e Lucia Beltrando. Arturo morì a Bergen-Belsen, Lucia fu una delle poche che si salvò. Erano due fratelli nati a Demonte, in provincia di Cuneo. Erano partigiani, deportati politici. “Niente può compensare l’odio – leggono i ragazzi dell’istituto comprensivo Ezio Bosso-. La memoria dei deportati politici ci serve per essere vigili a ogni forma di oppressione”.