Yezers, la prima startup politica che vuole migliorare l’Italia

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Raccogliere la voce dei millenials e rappresentare i loro interessi incidendo sulle scelte del governo per rendere l’Italia del 2050 migliore di quella di oggi. È la missione di Yezers, la prima startup politica italiana nata dall’idea di un gruppo di studenti neolaureati e con la grande voglia di farsi sentire dalle istituzioni per costruire il futuro, non subirlo.
Tutto è iniziato a dicembre: “Siamo una squadra di giovani che vengono da tutta Italia. Ci siamo incontrati a Milano e abbiamo deciso di intraprendere un percorso ambizioso, autofinanziandoci”, racconta il toscano Vittorio Dini, uno dei tre fondatori insieme al lombardo Luca Sciascia e al calabrese Luca Scarcelli.
Da lì si sono aggiunti studenti o neolaureati in varie discipline, dall’economia alla psicologia, dalla comunicazione all’ingegneria gestionale alla consulenza strategica e in poco meno di tre mesi il gruppo si è allargato a 150 ragazzi dai 20 ai 35 anni.
Li unisce una grande passione per l’Italia: “Tutti condividiamo il desiderio di crescere qui senza dover espatriare, senza dover immaginare la nostra vita altrove. Questo ci accomuna e ci spinge a voler fare qualcosa di utile per le nostre generazioni. Si dice che l’Italia non sia un Paese per giovani, cioè che sia un Paese senza domani: ecco, noi vogliamo essere la startup di due generazioni, la Y e la Z”, spiega Dini.

Il gruppo è cresciuto a poco a poco e ha iniziato a studiare diversi progetti, che vengono puntualmente spiegati nei meetup informali.
L’ultimo si è tenuto a Torino sabato 24 febbraio a Casa Manitù e ha visto 30 protagonisti di scambi, discussioni sui temi cari a Yezers: nuove regole per gli stagisti, reddito studentesco, evoluzione fiscale, tutela del Made in Italy, lotta all’inquinamento e affitto trasparente per gli studenti.
Progetti di livello nazionale a cui 8 team di ricerca lavorano, che potrebbero diventare proposte di legge presentate dai vari partiti politici, con cui Yezers vorrebbe collaborare. Possibilmente quelli che condividono la mission e la vision della startup, senza preclusioni ideologiche verso destra o sinistra, che in questa campagna elettorale hanno quasi ignorato i giovani. Impresa difficile, ma non impossibile: “Penso che questa cosa non debba essere intesa come un ostacolo insormontabile, ma come una sfida, perciò non ci demoralizziamo. Non siamo ottimisti ottusi, ma ci crediamo veramente dopo averci ragionato in modo analitico per tanto, tanto tempo sopra” chiarisce Vittorio Dini.

Infatti, alcuni progetti sono già a un buon punto. Come quello sulla retribuzione degli stagisti, che prevede un rimborso spese orario minimo differenziato e progressivo in base al titolo di studio conseguito: 3,70 € per chi ha il diploma, 6 € la laurea triennale e così via fino agli 8,20 € per chi è in possesso di un dottorato di ricerca.
Ci sono anche progetti a livello locale, alcuni proposti dal “board” di Yezers come quello sull’integrazione degli immigrati in Lombardia: l’obiettivo è proporre un piano di innovazione sociale che realizzi un equilibrio tra la posizione dei cittadini italiani e quella degli immigrati, per migliorare il dialogo culturale e l’abilità di accoglienza attraverso un coinvolgimento attivo del cittadino. Altri, invece, potranno arrivare dagli iscritti alla piattaforma, che aumentano ad ogni meetup: “Su 20-25 ragazzi e ragazze che partecipano in media, 15 si mostrano seriamente interessati e almeno 10 di loro entrano già con proposte per formare un team”, conferma Dini.
La strada è in salita e la pendenza è ripida, ma Yezers ha voglia di pedalare.

ARMANDO TORRO