XIII Rapporto Civita: tra cultura e sostenibilità

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I rilievi dorati di Sala Turinetti, alle Gallerie d’Italia, hanno fatto da cornice alla presentazione del XIII Rapporto Civita, documento stilato dall’omonima associazione. Da 35 anni gestisce progetti innovativi nel panorama culturale e, tra le varie iniziative, ogni anno si occupa di fare una fotografia della situazione italiana. Dopo Roma, Napoli e Milano, il dossier è arrivato anche a Torino indicando una strada ben precisa. Il mondo della cultura non può più ignorare i grandi temi che governano l’attualità, in primis la sostenibilità. E, allo stesso modo, le aziende non possono più fare a meno di cultura.  Così è necessaria una sempre maggiore collaborazione tra i due attori, al fine di uscire dalle proprie sedi, creare nuove reti e dialogare con le comunità. Un processo già avviato negli ultimi anni, ma che ogni tanto, per motivazioni diverse, si intacca. 

Dalla prospettiva delle aziende

Simonetta Giordani, segretario generale dell’Associazione Civita, ha affrontato il tema delle imprese. “L’obiettivo delle aziende è prima di tutto il profitto – ha spiegato – ma, per essere davvero competitive, devono saper dimostrare il proprio valore non solo economico, ma anche ambientale e sociale. Per farlo, hanno una guida: l’Agenda 2030. Ma gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile indicati dal programma dell’Onu non prendono in considerazione il tema della cultura, così spesso le imprese si trovano spiazzate. È giusto e doveroso continuare a seguire gli obiettivi dell’Agenda 2030, ma con una consapevolezza in più: i progetti culturali hanno una dimensione sociale e un impatto ormai misurabile che consente alle aziende di aggregare comunità e di creare legami stabili, vantaggiosi anche per il loro business. Ecco perché conviene loro investire sulla cultura, legando i progetti al tema della sostenibilità ambientale”.

Il caso di Confindustria Cuneo

Giuliana Cirio, direttrice di Confindustria Cuneo, non potrebbe essere più d’accordo. Ha però sottolineato come dovrebbe cambiare lo sguardo sulle aziende: “Spesso si tende a percepire le imprese solamente come gli enti finanziatori. Non dovrebbe essere così, le imprese sono il motore del cambiamento. Per questo motivo riteniamo che certamente le realtà industriali debbano investire nella cultura, ma è il livello di coinvolgimento che fa la differenza. Noi aiutiamo le nostre associate a fare questo salto.  Si è sempre pensato che la cultura fosse accessoria, qualcosa da rilegare fuori dall’orario di lavoro. La sfida invece è proprio portare la cultura dentro il lavoro, anch’esso in continua evoluzione. Cultura e sostenibilità devono muoversi di pari passo”.

Dalla prospettiva dei musei

Dal XIII Rapporto Civita emerge che il tema della sostenibilità incide non poco sulla vendita dei biglietti. “Le persone scelgono di visitare un museo o meno anche a seconda di quanta attenzione alla sostenibilità c’è – ha spiegato Alfredo Valeri di Civita –, lo ha dichiarato 1/3 del campione preso in analisi. In più, 2/3 delle persone che hanno risposto al sondaggio sono convinte della grande responsabilità che gli enti culturali detengono sulla trasmissione di messaggi pro-sostenibilità. C’è però ancora molto da fare per quanto riguarda la comunicazione: il 68% dei rispondenti sondaggio ritiene che i musei comunichino poco le loro buone pratiche e le iniziative in atto relative al tema”. Oltre a questo, è necessario un dialogo sempre maggiore con le istituzioni al fine di coinvolgere i territori e, tramite la cultura, educare la popolazione in una maniera sempre più diretta e capillare. 

L’arte della sostenibilità 

L’arte insegna. Ma quella contemporanea può essere promotrice di un pensiero che mette al centro la sostenibilità? Una domanda che è stata rivolta a Giorgina Bertolino, che si occupa dei progetti di formazione alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: “L’arte contemporanea parla spesso di questi temi. Io penso che abbia la capacità di creare situazioni che cambiano la nostra comprensione della realtà. Lo fa attraverso le opere, dandoci delle prospettive diverse che possono essere illuminanti o anche molto critiche, talvolta anche scomode. L’arte affronta temi che possono generare discussioni e confronti. Oggi molti artisti sono impegnanti direttamente nei temi del cambiamento climatico e della giustizia climatica, che stanno contribuendo ad un ragionamento su categorie che sono sempre state definite stabili. Ad esempio, il concetto di natura. Abbiamo invece imparato a pronunciare la parola ‘natura’ insieme alla parola ‘cultura’, due ambiti interdipendenti. C’è stato un cambio di prospettiva e sono convinta che si andrà a seguire sempre di più la correlazione tra queste due voci”.