“Deepfake e intelligenza artificiale vengono costruite per spingere le donne fuori dalla vita pubblica”. Lo sottolinea Maria Ressa, giornalista e premio Nobel per la pace nel 2021. Per le donne che operano nella scena pubblica – giornaliste, attiviste per i diritti umani e figure pubbliche – il web non è mai stato un posto sicuro. Nemmeno per lavorare: il 70 per cento ha subito violenza online nel corso della sua carriera. Lo rileva un report delle Nazioni Unite curato da Julie Posetti, giornalista e accademica australiana. “Queste non sono statistiche isolate – sottolinea Posetti -. La differenza tra attacchi online e offline è sempre meno marcata: la violenza su web non ha niente di virtuale”. I dati lo confermano. Il 42 per cento delle giornaliste legano la violenza offline con quella che hanno subito online.
L’evoluzione di queste tecnologie offre ormai contenuti difficili da identificare come falsi. “Non c’è limite a queste tecnologie”, sottolinea Kaylee Williams, Phd alla Columbia Journalism School. Queste foto rimangono, e l’iper realismo di questi contenuti aumenta il trauma. “All’inizio si può provare vergogna, ma è importante ricordare che non si è soli”, aggiunge Ressa.
Se il problema è difficile da regolamentare, i vertici delle big tech sembrano chiamarsi fuori. “Bisogna affrontare il problema dell’impunità”, sottolinea Posetti. Gli strumenti per farlo ancora mancano. Per Carole Cadwalladr, giornalista e co-fondatrice di The Nerve “l’intero modello di business delle big tech si basa sul mettere radici e rompere quello che c’era prima, noi dobbiamo fare i conti con i risultati”.