Tra gli 1,5 e i 2,1 milioni di ore di lavoro nei vigneti delle Langhe, ogni anno, non vengono dichiarati. Convertite al costo orario previsto dal contratto collettivo, si tratta di lavoro in nero per un valore compreso tra i 26,3 e i 39,8 milioni di euro in due anni. Il dato emerge grazie al dossier “Grappoli amari” realizzato dal giornalista Luca Rondi di Altreconomia e presentato martedì 10 marzo a Palazzo Lascaris. L’indagine, relativa ai contratti per braccianti attivati tra il 2022 e il 2024 nelle province di Cuneo e di Asti, ha visto la luce anche grazie alle consigliere regionali Alice Ravinale e Giulia Marro di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs).
Grazie alla sinergia con Davide Castelnovo, ricercatore in Matematica alle università di Pisa e di Padova, Rondi ha confrontato le ore contrattualizzate dai braccianti registrati al Centro per l’impiego di Alba (73 Comuni) – ai quali ha aggiunto quelli del flusso stagionale di cooperative con sede ad Asti durante la vendemmia – con le ore teoricamente necessarie per coltivare i 15.284 ettari di vigneto dell’area. Il risultato? Una differenza sistematica che non si azzera nemmeno aggiungendo il massimo di straordinario previsto secondo contratto.
Rondi richiede l’accesso ai dati detenuti dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), già negato alle due consigliere. Per questo motivo, la stima si basa solo sui dati disponibili e non sulle ore effettivamente retribuite. L’analisi è stata criticata dal Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco in quanto, a detta loro, fondata su calcoli teorici e parziali. Ma un segnale della situazione problematica è arrivato proprio dal Consorzio. Secondo il gruppo, tra il 2023 e il 2024 le retribuzioni registrate all’Ente bilaterale agricolo territoriale (Ebat-Favla) sono cresciute di quasi 13 milioni di euro.
Allo stesso modo, i contratti attivati durante la vendemmia sono passati da 5.049 a 7.394. La spiegazione, secondo Rondi, si trova nell’effetto generato dalle inchieste della Procura di Asti – rese pubbliche nella primavera del 2024 con l’operazione “Iron rod” – che hanno portato all’arresto di tre caporali nei comuni di Novello, Mango e Alba. Queste avrebbero prodotto deterrenza, spingendo le aziende a regolarizzare lavoratori fino ad allora invisibili. Un aspetto interessante legato ai nuovi contratti è la loro durata media, scesa da 103 a 91 giorni. Questo lascia ipotizzare attivazioni solo nel periodo dei controlli, più che una stabilizzazione reale.
Cuore del sistema è il contoterzismo: le aziende esternalizzano il lavoro non specializzato a cooperative e imprese individuali. Vuol dire che, nel 2023, le cooperative hanno gestito il 41% dei contratti, pur rappresentando solo l’8% delle imprese. Ciò ha corrisposto, in media, a 40 assunzioni da parte di ogni cooperativa e a sole 5,5 da parte delle aziende dirette. Questo, spiega l’ex presidente del Consorzio e imprenditore vinicolo, Matteo Ascheri, genera squilibri di potere tra cooperative e aziende: “In pochi giorni hai bisogno di tanti lavoratori e non solo un’azienda, ma tutte quelle che insistono su quel territorio – spiega Matteo Ascheri, fino a inizio maggio 2024 presidente del Consorzio -. Molte volte se non stai alle condizioni di chi ha la manodopera perdi il raccolto”. A monte del problema, ne è convinto Ascheri, c’è la fiscalità agricola: basata sul reddito catastale, e non sui costi reali, toglie all’imprenditore ogni incentivo a dichiarare. “Se paghi in nero risparmi contributi, e nessuno ti chiede conto”.
La realtà di sfruttamento nelle Langhe si può combattere. La proposta di Ascheri, che gli è costata l’isolamento durante il mandato presidenziale, ha come obiettivo la creazione di una deterrenza reale che incida sul valore del marchio. Egli propone di togliere l’uso della denominazione d’origine alle aziende che non rispettano le regole. Qualcosa si muove anche sul fronte istituzionale. A marzo del 2025 il Consiglio regionale ha istituito un gruppo di lavoro sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura che vada a produrre proposte su accoglienza, trasporti, formazione e incrocio tra domanda e offerta.