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Unito, inaugurazione dell’anno accademico tra università e cittadinanza europea

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Torino si conferma crocevia del dibattito accademico e politico europeo con la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2024/2025. Ieri, lunedì 17 marzo, al Teatro Regio si sono riuniti esponenti del mondo universitario e delle istituzioni locali, stimolando riflessioni sulle sfide e le opportunità che attendono l’università e la cittadinanza europea. L’ospite d’onore è stato Enrico Letta, ex presidente del Consiglio e attuale decano dell’IE School of Politics, Economics and Global Affairs di Madrid. Eppure, non sono mancati momenti di tensione e confronto, con critiche esplicite rivolte ad alcune politiche accademiche e a decisioni istituzionali.

La cerimonia si è aperta con l’Inno alla Gioia – simbolo dell’Unione Europea – eseguito dal Coro delle voci bianche del Teatro Regio, sotto la direzione di Claudio Fenoglio. “Università e cittadinanza europea. La conoscenza come ponte verso il futuro” non è stato solo il titolo dell’evento ma ha rappresentato anche il filo conduttore degli interventi, a partire dall’introduzione del rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna. Arrivato alla fine del suo mandato, Geuna ha tracciato un bilancio del percorso dell’ateneo negli ultimi sei anni, sottolineandone la crescita e il ruolo sempre più centrale nello scenario internazionale. “La sfida è diventare davvero europei e non sentirci internazionali rispetto agli altri – dichiara il rettore –. Quando si parla delle università europee si deve parlare di integrazione e non internazionalizzazione. Se riusciremo ad attivare questo a processo anche nell’istruzione, delegando le singole competenze degli Stati all’Europa, significherà fidarsi così tanto gli uni degli altri da affidare la cosa più importante, l’istruzione dei nostri figli, agli altri Paesi”.

Dibattito e contestazioni

Un inizio scoppiettante, quello della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Torino. L’evento è stato infatti subito interrotto dalla contestazione di quattro attivisti, che hanno protestato contri i tagli all’università annunciati dalla ministra Anna Maria Bernini – accusando il rettore Geuna di non averli adeguatamente contrastati – e hanno manifestato solidarietà alla Palestina. “Rettore lei è complice di un genocidio – hanno urlato gli esponenti dei collettivi Pro Pal –. Lei (riferendosi a Geuna, ndr.) passerà alla storia come uno dei peggiori rettori della storia dell’Università”. Dopo qualche minuto i manifestanti vengono allontanati dalle forze dell’ordine, continuando così la propria protesta al di fuori del teatro.

Contestazioni rettore Stefano Geuna - Inaugurazione anno accademico 2024/2025
Contestazione di quattro manifestanti prima del discorso del rettore Stefano Geuna

La protesta ha trovato una risposta istituzionale nel presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: “La democrazia si fa così, ascoltando tutte le voci. L’università deve essere l’interprete della vita della comunità”, ha dichiarato. Sulla stessa linea il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che ha adattato il suo intervento alla luce delle irrompenti questioni di attualità: “La frase proiettata, ‘Uniti nella diversità’, è particolarmente significativa in questo momento. Stiamo attraversando tempi cruciali in Europa e in Italia, le cui ripercussioni si fanno sentire anche su Torino. Le scelte che faremo oggi determineranno il futuro dei prossimi decenni. Riflettere sul ruolo dell’Università di Torino nel contesto attuale, anche alla luce della contestazione avvenuta, è necessario. Non servono certezze granitiche, ma la capacità di interrogarsi e confrontarsi con i dubbi. Guardare al futuro attraverso l’università significa investire nello sviluppo economico, sociale e culturale della città”.

Anche dal mondo accademico sono arrivati segnali di apertura, come quelli contenuti nell’intervento della prorettrice Giulia Carluccio, che ha dichiarato: “La complessità è un valore. Siamo una comunità che interagisce attraverso la ricerca e il trasferimento della conoscenza, con l’obiettivo di creare valore pubblico, in un’accezione ampia che include anche la cittadinanza europea. È fondamentale adottare un modello di governo condiviso e plurale.”

Eppure, le critiche al mondo politico arrivano anche dal palco. Lorena Luceri, rappresentante del corpo studentesco di Unito, ha denunciato: “La parola ‘pace’, affiancata a ‘riarmo’, è totalmente svuotata di significato, al servizio di chi ne trae profitto anziché del benessere delle persone. Gli unici interessi che persegue il nuovo piano ‘ReArm Europe’, promosso dalla Commissione Europea con stanziamenti da 800 miliardi, sono in realtà quelli delle aziende belliche. È inaccettabile investire in armi e non nella costruzione di una società libera ed etica. Se la conoscenza è un ponte verso il futuro, non può essere separata dalla nostra responsabilità storica e politica”.

Dello stesso parere anche Eleonora Priori, rappresentante dell’Assemblea precaria, che non ha inoltre risparmiato aperte critiche all’ex premier Enrico Letta, presente in sala: “Nella tragica fase di tagli a tutte le voci di welfare (come università, scuola, sanità e servizi pubblici) non possiamo stare zitti di fronte a un aumento delle spese militari senza precedenti. Vogliamo dirlo soprattutto al nostro illustre ospite, l’ex primo ministro Letta, fiero sostenitore di queste politiche. Per questo motivo, abbiamo posto al centro della nostra mobilitazione l’opposizione alla guerra. Rifiutiamo fermamente l’idea che la nostra ricerca venga strumentalizzata per la produzione di armi o, peggio, asservita agli interessi bellici che alimentano il genocidio in Palestina e tutte le altre guerre che il governo italiano continua a sostenere.”

L’Europa e il ruolo dell’università

L’intervento di Enrico Letta ha offerto una riflessione sulla cittadinanza europea e sulle sfide dell’integrazione. “La grande forza dell’Europa sta nelle sue quattro libertà fondamentali, ovvero la circolazione di beni, capitali, servizi e persone. Tuttavia, oggi è necessario aggiungere una quinta e intangibile libertà, quella della conoscenza e dell’innovazione”, ha dichiarato Letta. L’ex presidente del Consiglio ha inoltre messo in evidenza il ritardo dell’Europa nei settori cruciali come l’intelligenza artificiale e la ricerca tecnologica, dove il continente rischia di rimanere indietro rispetto ad altre potenze globali.

Enrico Letta, decano dell'IE School of Politics, Economics and Global Affairs di Madrid, durante il suo intervento.
Enrico Letta, decano dell’IE School of Politics, Economics and Global Affairs di Madrid, durante il suo intervento.

Letta ha poi citato il programma Erasmus come “ultima e più grande realizzazione del mercato unico europeo”, rappresentando non solo una straordinaria opportunità di crescita per le nuove generazioni, ma anche un simbolo di una vera integrazione europea. “Quando fu creato Erasmus, l’Italia era una potenza economica paragonabile a Cina e India messe insieme – ha sottolineato -. Tuttavia, oggi la situazione è cambiata. Il mercato unico ha avuto successi, come la circolazione dei beni e delle persone, ma i settori dei servizi e dei capitali sono rimasti prevalentemente nazionali. Su questi due fronti, l’Europa ha fallito e i Paesi europei si sono divisi in due categorie: quelli piccoli e quelli che non sanno di essere piccoli”. In un contesto di crescente competizione globale, ha ribadito l’importanza di un’Europa aperta all’innovazione, che sappia valorizzare la ricerca scientifica e tecnologica come leva fondamentale per il suo futuro.

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