Ungheria, Orbán rieletto premier per la terza volta

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L’Ungheria non cambia rotta e riconferma Viktor Orbán per il terzo mandato consecutivo. Il suo partito conservatore e populista Fidesz (Unione Civica Ungherese) ha ottenuto il 49,5% dei voti e due terzi dei seggi nel Parlamento di Budapest, oltre il doppio rispetto all’altro partito nazionalista e di ultradestra Jobbik (Movimento per un’Ungheria Migliore) che non ha superato il 20%. La sinistra si ferma al 12% con i socialisti-verdi, da anni marginali nella politica magiara. L’affluenza ha sfiorato il 70%, oltre 5,5 milioni di elettori hanno confermato al potere uno dei teorici della “democrazia illiberale”.

Orbán ha subito tenuto un discorso a Budapest per annunciare la sua vittoria, promettendo che darà agli ungheresi “l’opportunità di difendersi e di difendere l’Ungheria”. La lotta all’immigrazione è il punto principale della vincente campagna elettorale del premier nazionalista. La sua retorica concentrata sull’antieuropeismo e sulla teoria del complotto, in primis contro il finanziere George Soros, statunitense di origine magiare, ha pagato soprattutto nelle provincie e nelle zone rurali mentre nella capitale Budapest hanno prevalso i partiti avversari.

Il terzo mandato consecutivo lo consacra come il capo di governo più longevo dell’Unione Europea dopo Angela Merkel. È uno dei leader del gruppo di Visegrád, la fronda euroscettica dei Paesi dell’Europa centro-orientale contro Bruxelles. Trova estimatori non solo in Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, ma anche in Francia dal Front Nationale di Marine Le Pen e dalla destra nord europea. Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump, ha definito Orbán un “eroe” per la costruzione di un laboratorio perfetto, modello per tutti i partiti nazionalisti. Tra i sostenitori italiani anche il forzista Maurizio Gasparri, che ha celebrato la vittoria dell’ungherese con un tweet.

 

ROMOLO TOSIANI