Torino: un’installazione e una mostra contro la violenza di genere

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All’anagrafe centrale di Torino è stata inaugurata oggi, venerdì 30 gennaio, l’installazione “Insieme fermiamo la violenza”, ideata dall’artivista (unione tra le parole arte e attivista) Rosalba Castelli e promossa dall’associazione Artemixia Aps Ets. Insieme, ha preso il via anche la mostra “Rosso Indelebile – Sentieri antiviolenza”, progetto di arte contemporanea e prevenzione della violenza di genere. L’iniziativa si inserisce in un percorso artistico ed educativo che da otto anni attraversa la città, coinvolgendo scuole, giovani, artiste e le detenute della Casa circondariale Lorusso e Cutugno, trasformando l’arte in strumento di consapevolezza e responsabilità collettiva.

L’anagrafe sorge negli spazi dell’ex Regio manicomio femminile, attivo fino al 1973, luogo di reclusione e controllo che ha segnato la vita di centinaia di donne. Oggi, spazio deputato al riconoscimento dell’identità e dei diritti, diventa il contesto simbolico dell’installazione.

L’opera è composta da sette lastre di acciaio e rappresenta la forma di una mano. Solo la lastra centrale consente il passaggio di una mano vera e propria, enfatizzando i concetti di incontro e di impegno condiviso. L’installazione è stata realizzata anche grazie a una raccolta fondi pubblica e reca, incisi, i nomi di cittadine, cittadini e reti impegnate nel contrasto alla violenza di genere. È una forma di memoria dal basso, collettiva e partecipata. L’impianto di illuminazione è stato realizzato dagli studenti della Fondazione casa di carità arti e mestieri di Giaveno.

La mostra “Rosso Indelebile – Sentieri antiviolenza”

La mostra, invece, racchiude opere di studentesse, studenti e artiste, oltre a lavori inediti delle detenute nati dal laboratorio “Ricamare il Ricordo”. Si tratta di una parte integrande dell’esperienza Orme d’ombra, un cammino di sensibilizzazione e memoria che ha attraversato 100 giorni la Sardegna per portare e depositare, nei luoghi più simbolici, i nomi e i cognomi delle donne vittime di femminicidio.

“Tessere memoria è un gesto politico”, ha affermato Rosalba Castelli, sottolineando come il cambiamento passi dalla responsabilità condivisa e da un lavoro culturale continuo. Un impegno ribadito anche dalle istituzioni, che vedono nell’arte uno strumento capace di parlare a pubblici diversi e di tenere alta l’attenzione sul contrasto alla violenza di genere.

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