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Torino: una metropoli aumentata e policentrica entro il 2023

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Oggi pomeriggio, 24 marzo, il Consiglio Metropolitano della Città di Torino ha illustrato le linee guida del nuovo Piano strategico metropolitano 2021-2023. Il documento, intitolato “Torino Metropoli aumentata”, è stato approvato lo scorso 10 febbraio, in seguito a un lungo lavoro di concertazione e confronto con diverse realtà del territorio.

La città del futuro sarà articolata su sei assi principali: digitalizzazione, rivoluzione verde e transizione ecologica, mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e coesione e salute. Questi pilastri, a loro volta, corrispondono ai  6 punti programmatici previsti dal programma Next Generation Europe e alle 6 missioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e si articolano in 24 strategie e 111 azioni concrete e puntuali.

Per perseguire queste finalità, la Città metropolitana ha aperto un confronto con la Presidenza della Commissione Europea. Al centro del dibattito è stata posta l’importanza di dare un maggiore ruolo, riconoscimento di competenze e strumenti alle aree urbane e metropolitane per l’implementazione dell’European Green Deal.

L’elaborazione del nuovo Piano strategico 2021-2023 è coincisa con un momento piuttosto difficile per il territorio cittadino, in cui i fattori critici locali di lungo periodo sono stati catalizzati dagli sviluppi della pandemia mondiale. La Città metropolitana di Torino ha subito più di altri territori la trasformazione della propria economia e demografia avvenuta negli ultimi decenni e la pandemia di Covid-19 ha accentuato il rischio che essa possa diventare una “metropoli diminuita”, caratterizzata da un’economia debole e aumentate diseguaglianze.

Uno dei temi fondamentali affrontati dal programma è quello del “policentrismo”, quanto mai significativo per una realtà urbana come quella torinese, unica per il numero dei Comuni che la compongono (ben 312) e per un territorio esteso e soprattutto variegato con i suoi
2.300.000 abitanti. “Un sistema sociale ed economico che non si riscontra nelle altre città metropolitane d’Italia e che rende indispensabile amministrare la Città Metropolitana di Torino in modo policentrico appunto, ossia considerando più punti sui quali ragionare e intervenire, senza commettere l’errore di partire da Torino e ritenere periferia gli altri Comuni”, ha spiegato nel dossier di presentazione Mauro Carena, Presidente III Commissione Consiliare Consiglio Metropolitano di Torino. “E questo agire in modo policentrico è un bene anche per Torino stessa, la quale ha necessità di ripensare al proprio ruolo, rinnovarsi culturalmente ed economicamente”.

Tra le criticità che il Piano dovrà affrontare spicca la diminuzione, live ma costante, della popolazione cittadina. Negli ultimi anni, la popolazione del comune centrale è stata interessata da un decremento significativo al quale, tuttavia, ha fatto riscontro la stabilità della popolazione residente nella cintura metropolitana. Un altro nodo delicato è quello che concerne l’occupazione: nella Città Metropolitana, la disoccupazione giovanile (fino ai 25 anni) si è attestata al 28,8% nel 2019. Una cifra che se da una parte mostra un recupero rispetto al forte crollo del 2014, anno in cui la percentuale della disoccupazione giovanile sfiorò il 50%, rimane significativamente più alta rispetto a quella di altre città europee e italiane.