Vent’anni dopo la storia si riscrive. Il 6 febbraio si apriranno le Olimpiadi invernali Milano – Cortina 2026 e gli occhi sono puntati sulla nuova pista da bob costruita in tempi record: il Cortina Sliding Centre. Mentre si festeggia il modernissimo impianto – costruito sul tracciato storico della pista “Eugenio Monti”, inaugurata nel 1923 – a Torino si demolisce. Nel 2006 Cesana Torinese è stata l’arena delle gare di scivolamento disputate per l’edizione piemontese dei Giochi. Quasi un chilometro di tracciato impossibile da mantenere economicamente e ignorato per la candidatura del 2026. Cesana dal sogno olimpico si è già svegliata. Che ne sarà di Cortina?
Cesana fuori dai Giochi 2026
Usando l’impianto da bob di Cesana per le Olimpiadi invernali 2026 si sarebbe risparmiato, in termini economici, circa il 60% rispetto al progetto della pista di Cortina. Il progetto sarebbe costato 33,8 milioni, di cui 28,5 per i lavori sull’impianto. I tempi di realizzazione? Novanta giorni per il progetto e un anno di lavori. Era il 2023 e il sogno di far tornare Cesana Pariol la “Coverciano della neve” si faceva sentire ancora. Niente da fare per Torino, anche se “sarebbe stata probabilmente una buona occasione per utilizzare i nostri impianti e per i milanesi per spendere meno”. Lo sottolinea Evelina Christillin, membro del Comitato organizzatore dei XX Giochi Olimpici invernali di Torino 2006, da sempre contraria alla costruzione della struttura. “Già 20 anni fa c’era una forte sensibilità in tema di sostenibilità ambientale unita all’idea di non sprecare. I francesi ci offrirono la pista di La Plagne dove avevano fatto le Olimpiadi nel 1992 – racconta Christillin -. Il presidente del Comitato olimpico internazionale diede il permesso”. La storia come sappiamo è andata diversamente. La pista – esposta a sud e progettata in un’area sciabile – è diventata realtà. Questo succede “quando ci si mette dentro la politica” ammette Christillin: “È la stessa questione del bob a Cortina, nessuno la voleva poi alla fine si è fatta”. Per Cesana l’amarezza rimane. Valentino Castellani, ex sindaco di Torino a guida della candidatura, intervistato da La Stampa non usa mezzi termini: “Abbiamo perso una grande chance anche per riqualificare gli impianti più critici di Torino 2006”. Punto di vista condiviso anche da Daniele Mazzoleni, attuale sindaco di Cesana Torinese: “I comuni olimpici dell’Unione Montana avevano partecipato alla stesura di un dossier olimpico. Speravamo la nostra esperienza negativa portasse a evitare la costruzione di un’altra cattedrale nel deserto”.
Altri milioni per demolire la pista che “nessuno voleva”
“Da brave Cassandre, portammo avanti la nostra previsione: sarà uno spreco di denaro pubblico”. Lo ricorda bene Vanda Bonardo, nel 2006 presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta e oggi responsabile nazionale Alpi per Legambiente. “Sono impianti complessi e costosi, il ministro Frattini (all’ora ministro degli Esteri, ndr.) non ci ascoltò. C’era l’idea che dovevamo avere il nostro impianto”. Del sogno olimpico è restato poco. “È un serpentone di cemento con delle strutture a fianco. Ha portato all’esproprio di migliaia di metri quadri di terreno di proprietà delle famiglie locali”. Ne parla così Mazzoleni, per cui l’opera “non ha nessun pregio”. E forse, è arrivato il momento di voltare pagina per una pista “che la cittadinanza non ha mai voluto” sottolinea Mazzoleni. Una pagina diversa costa nove milioni. I fondi arrivano dal Governo insieme ad altri 5 milioni per la riqualificazione dei trampolini per il salto costruite a Pragelato, altra opera molto contestata di Torino 2006. “Il vero problema è che nove milioni non bastano a restituire un’area utile alla comunità – denuncia il sindaco Mazzoleni –. Quei fondi sono un ottimo inizio ma serviranno a smantellare la pista intesa come percorso di gara, mentre le strutture usate per la partenza, la pista di spinta, i locali tecnici, la torre e il ristorante resteranno in piedi. Dovranno essere rifunzionalizzati e messi a disposizione della collettività”. Resta un altro nodo: la bonifica effettiva del terreno. “La pista va molti metri sotto il livello del suolo per cui diciamo che è un primo passo che comunque riteniamo importante per riappropriarci di un territorio che è nostro” sottolinea il sindaco di Cesana.
Il Cortina Sliding Centre: un “investimento strategico”
Le alternative c’erano, ma “ripristinare lo Sliding Centre è sempre stata una volontà di questa amministrazione. Il bob è una disciplina legata al nostro territorio”. Lo ricorda Gianluca Lorenzi, sindaco del comune bellunese di Cortina d’Ampezzo che rivendica la storia delle discipline di scivolamento scritta nelle montagne ampezzane: “Abbiamo una storicità per quanto riguarda il bob che risale a prima del 1956 con grandi sportivi come Eugenio Monti. Il nostro bob Club è molto proattivo e abbiamo gestito competizioni internazionali, mettendo queste strutture a disposizione per gli allenamenti dei ragazzi”. Secondo Lorenzi, il rimodernamento della pista è “fondamentale” e un’occasione per la cittadinanza: “Unisce la parte più anziana con quella più giovane di oggi, per appassionare le future generazioni a queste discipline”. E quindi si sono scartate le altre due opzioni. Per il 2026 si erano proposti Innsbruck in Austria e St. Moritz in Svizzera. Per l’appuntamento olimpico invernale che sta per inaugurarsi si è ripreso il tracciato della località ampezzana Ronco. La pista, chiusa dal 2008, rappresenta un investimento strategico per il Paese e per il territorio secondo la Fondazione Milano – Cortina. Per la Fondazione che gestisce i Giochi la nuova pista di bob, skeleton e slittino non è soltanto un’infrastruttura sportiva, ma un simbolo di continuità e innovazione per vivere pienamente lo spirito olimpico. E la promessa del Cio, sottolineata da Fabio Massimo Maldini, Amministratore delegato della Società Infrastrutture Milano Cortina 2026, a Il Nordest Quotidiano è chiara: “Sarà l’ultima pista fatta al mondo”.
Il “percorso travagliato” della pista
“Spenderemo 47 milioni di euro: questa è la prima bugia che riguarda quest’opera”. Lo sottolinea Roberta De Zanna, consigliera comunale del partito Cortina Bene Comune. In Senato, l’8 febbraio 2024, i numeri erano già diversi e li dava direttamente il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Per l’intervento è previsto un costo totale di 118,424 milioni di euro. La copertura di tali oneri è, per la quota di 117,484 milioni di euro, a carico di risorse statali e, per 470.000 euro, a carico del Comune di Cortina d’Ampezzo e della Provincia di Belluno, per ciascun ente”. A spaventare De Zanna è soprattutto il post-olimpiadi: “Se andranno bene tutte le previsioni d’entrata – ovvero se ci saranno degli sponsor, se le squadre che verranno ad allenarsi pagheranno il noleggio e il taxi bob si farà – comunque ci sarà una perdita di circa 600mila euro l’anno in collo al comune di Cortina d’Ampezzo”. Gli abitanti si erano espressi nel 2021. In un questionario promosso dall’Associazione comitato civico Cortina ha risposto circa il 60% dei residenti: per quasi la metà (il 47,4%) la pista da bob non è assolutamente una priorità per l’area. “Il bob era praticato a Cortina, abbiamo avuto molti campioni – dice De Zanna – ma dovremmo chiederci: è una realtà che potrà avere futuro?”.
Cambiano le tecnologie, non il numero di sportivi
In Italia ci sono 39 persone che, fra slittino, bob e skeleton, praticano questi sport a livello agonistico. Sono tutti riconosciuti dalla Federazione italiana sport invernali. Per intenderci, chi pratica sci alpino secondo la Fisi sono 96, fra atlete e atleti. “Una pista da bob ogni quattro anni non ha nessun senso – sostiene Mauro Meneguzzi, presidente dell’Unione montana comuni olimpici della Via Lattea -. Teniamo conto che poi in tutto il mondo ci saranno 100 atleti professionisti che lo praticano”. Però questa pista è diversa, con tecnologie innovative. La pista di Cesana era tenuta fredda con l’ammoniaca: una bomba tossica praticamente. E con l’edizione 2026 si vuole cambiare rotta. La soluzione per il raffreddamento sarà il glicole. La Fondazione Milano – Cortina lo ha spesso ripetuto: grazie al nuovo sistema di raffreddamento a glicole, lo Sliding Centre sarà un punto di riferimento a livello europeo in termini di sostenibilità e tecnologia avanzata, rendendolo così una risorsa stabile per il territorio e per lo sport. Il glicole è un composto chimico utilizzato nei circuiti di raffreddamento. Si miscela con acqua e sta fra il gruppo frigorifero e la pista vera e propria. Ha un pregio in particolare: riduce il quantitativo di ammoniaca refrigerante necessaria al minimo indispensabile. “Finalmente in questi mesi di gestione potremmo avere concretezza su quelle che saranno le spese energivore, per ora abbiamo delle ipotesi – spiega il sindaco di Cortina -. Diverse fonti di reddittività mi rendono sereno dal punto di vista della gestione economica”.
Mancano i dati
“Con la Fondazione Torino 2006 abbiamo avuto un confronto continuo praticamente fino alla fine, mentre Fondazione Milano – Cortina non ci ha fornito praticamente nessun dato”. La denuncia di Bonardo è netta: “Un passo indietro in termini di trasparenza”. Da questa mancanza è nato Open Olympics, un monitoraggio sulle opere per i Giochi, un portale promosso prima di tutto dall’associazione Libera. C’è anche Legambiente. “Qualche passo in avanti si è fatto ma mancano ancora diverse informazioni”, sottolinea Bonardo. Non c’è ancora riferimento all’impronta di anidride carbonica per singola opera, nonostante la metodologia sia prevista dal Cio. L’unico valore noto è la stima della Fondazione e si legge nel sito di Legambiente: 1.005.000 tonnellate di CO₂ equivalente per l’intero ciclo dell’evento.
Cortina aspetta e spera
Per il Cortina Sliding Centre il sindaco Lorenzi guarda alla legacy dell’evento, puntando ad ospitare i mondiali di Bob del 2027 e i Giochi Olimpici Giovanili del 2028. Lo conferma anche l’impegno della Fondazione: l’impianto sarà attivo anche dopo l’evento Olimpico e Paralimpico e ospiterà competizioni internazionali e nazionali, oltre che progetti di promozione dello sport. Nell’imminenza delle Olimpiadi invernali per De Zanna, “l’evento è troppo grande, siamo un paese di montagna fragile e con tante problematiche ambientali”. Il fallimento per l’opposizione è soprattutto uno: l’atmosfera. “L’errore è stato all’origine, nella candidatura arrivata dall’alto e in fretta. Il futuro della pista dipenderà da come andrà avanti la disciplina – sostiene De Zanna -. Dobbiamo tenere conto che in montagna nascono sempre meno bambini, il bacino di utenza continuerà a ridursi”.
Non c’è tempo di pensare così a lungo termine. Meno di tre settimane e la giostra olimpica inizierà a girare. Medaglie, gare, bandiere da tutto il mondo: a quello dovremo guardare. A nutrirci sarà l’ottimismo e l’entusiasmo dello sport. Cosa riecheggerà nelle montagne ampezzane quando il tifo non si sentirà più? Un Cesana parte due non ce lo possiamo più permettere, di pianeti ne abbiamo uno.