Si chiama “The unheard voice” ed è una installazione per mettere in evidenza come le azioni di deterrenza dell’aborto possano violare i diritti delle donne. Il progetto dell’organizzazione Medici del mondo fa tappa a Torino, a due passi dalla sede universitaria di Palazzo nuovo, dopo l’inaugurazione a Roma del settembre 2024. L’installazione consiste in una postazione ginecologica, in cui chiunque può ascoltare la storia in prima persona di donne che per aver deciso di interrompere la gravidanza, come riconosciuto dalla legge 194 del 1978, hanno dovuto scontrarsi con l’opposizione delle associazioni pro-vita. Le quattro voci ascoltabili, di Anna, Gaia, Valeria e Serena, sono state raccolte dalla rete Obiezione respinta e sono accessibili anche sul sito del progetto. All’iniziativa hanno partecipato anche le associazioni +194 Voci e Non una di meno.
La direttrice di Medici del mondo Italia, Elisa Visconti, ha parlato dell’utilità di “vivere sulla propria pelle la violenza psicologica subita dalle donne che hanno scelto di abortire”, per capire fino in fondo quanto l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza in Italia sia ostacolato, “in maniera sempre più sistematica e violenta, sia a livello regionale che nazionale”.
Dello stesso avviso Valentina Donvito, di +194 Voci, che ha accusato le politiche della Regione Piemonte: “Hanno sia limitato la libera scelta femminile che impoverito la sanità pubblica – per poi aggiungere, parlando dei fondi riservati al progetto Vita nascente – Sono stati utilizzati per finanziare la propaganda confessionale dei gruppi antiabortisti. Con gli stessi soldi si poteva investire su asili nido, consultori pubblici, mediatrici culturali negli ospedali, progetti di educazione sessuale e affettiva”.
La vicepresidente del comitato Pro-life insieme, Vittoria Criscuolo, ha replicato: “E se invece le donne soffrissero dopo l’aborto? Studi accreditati a livello mondiale dimostrano le conseguenze gravi a livello psicologico e fisico dovute alla decisione di abortire. La questione non è religiosa, ma antropologica, il rispetto della donna non può prescindere dalla sua consapevolezza e dalla conoscenza della possibilità di tenere il bambino, invece che eliminarlo”.
The unheard voice ha ottenuto il patrocinio della Città di Torino, in chiaro dissenso con la posizione della Regione. Dal 2022, la giunta regionale ha stanziato oltre 2 milioni 400 mila euro per le associazioni pro-vita, su proposta dell’assessore Maurizio Marrone, che in continuità con il mandato precedente ha confermato un altro milione per il 2025. Proprio questi fondi hanno permesso la realizzazione della “stanza per l’ascolto” all’ospedale Sant’Anna di Torino, sulla scia di un altro provvedimento controverso: nel settembre 2021 la Regione ha vietato l’uso nei consultori della pillola abortiva RU486, utilizzata in Cina, India, Stati Uniti e in 23 su 27 dei paesi dell’Unione europea.