“Il modo più semplice – per parlare di suicidio assistito – è partire dalle persone e partire dalle storie. E a Torino e in Piemonte noi dobbiamo partire dalla storia di Alan”. Il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni Marco Cappato apre così la nuova raccolta firme per una legge regionale di iniziativa popolare, a pochi mesi dalla sentenza della Consulta che ha confermato il diritto delle Regioni a legiferare in tema. “Alan, conosciuto come Alberto, è stato il primo e unico caso, finora, ad ottenere l’aiuto medico alla morte volontaria da parte delle Asl piemontesi”, il 14 febbraio, dopo aver aspettato una risposta per 8 mesi. Solo la settimana precedente l’assessore alla Sanità Federico Riboldi aveva diffuso una circolare per chiarire alle Asl come agire, per poi precisare non si trattasse di vere e proprie linee guida. La sua vicenda era stata seguita dai media, ma Cappato rivela un nuovo dettaglio: “l’aiuto gli è stato fornito dalla Asl To4 pochi giorni prima del suo appuntamento con la Svizzera, dove avrebbe avuto il diritto ad andarsene in pochi minuti”.

“Non possiamo e non dobbiamo pretendere e chiedere a persone in quelle condizioni di andare otto mesi avanti e indietro dai tribunali – continua l’attivista – se è un diritto, ed è un diritto stabilito dalla Corte costituzionale, deve essere rispettato, come la stessa corte ha stabilito, in tempi celeri”. Per questo l’Associazione ha fatto ripartire la campagna Liberi subito, avviando una nuova raccolta firme: l’obiettivo è raccoglierne 8mila, per poter presentare il disegno di legge di iniziativa popolare. Nel 2023 ne erano state ottenute molte di più, racconta un volontario, che però commenta: “è difficile spiegare alle persone perché debbano partecipare di nuovo, ci rispondono che hanno già firmato, soprattutto chi ricorda anche la campagna per il referendum sull’eutanasia”.
Questa volta, però, c’è qualcosa di diverso: se nel 2024 il consiglio regionale si era nascosto dietro una pregiudiziale di costituzionalità, dichiarando di non avere diritto di normare la questione, la sentenza sul caso Toscana arrivata a fine dicembre 2025 ha confermato che le Regioni sono l’ente competente sul tema. E anche la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale Alice Ravinale è moderatamente ottimista: “un’apertura c’è stata, non su una legge ma sulla necessità di avere delle linee guida che funzionino, soprattutto da parte della Lega. Ci stiamo lavorando tra capigruppo”. Le linee guida sono un atto amministrativo, molto più fragile di una norma, ma potrebbero comunque garantire l’accesso al suicidio medicalmente assistito a chi ne ha diritto: “se ci riuscissimo nei prossimi mesi sarebbe già un primo passo importante per i diritti delle persone che chiedono di essere libere fino alla fine”. Più improbabile sembra invece essere un successo della proposta di legge, ricalcata su quella dell’Associazione Coscioni, presentata dal Movimento 5 Stelle.