Dopo oltre ottant’anni di silenzio, la Specola dell’Accademia delle Scienze di Torino torna a vivere. Lo storico Osservatorio astronomico voluto nel 1789 da Vittorio Amedeo III di Savoia, situato all’ultimo piano dell’Accademia, riapre oggi con una nuova vocazione: diventare un centro innovativo per la produzione di contenuti culturali multimediali.
La rinascita è resa possibile da un accordo quinquennale tra l’Accademia delle Scienze e il Politecnico di Torino, che unisce competenze tecnologiche e culturali in un progetto pensato per il sistema culturale torinese. Oggi, 14 gennaio, il rettore del Politecnico Stefano Corgnati, il presidente dell’Accademia Marco Mezzalama e Guido Saracco, curatore del progetto Prometeo Tech Cultures e di Biennale Tecnologia, hanno inaugurato il nuovo spazio della Specola. L’obiettivo è chiaro: mettere a disposizione strumenti tecnologici all’avanguardia per la produzione culturale. In un contesto in cui la comunicazione culturale è sempre più intrecciata con i social e l’intelligenza artificiale, la Specola è stata allestita con tecnologie all’avanguardia per la realizzazione di podcast, documentari e contenuti destinati a diverse piattaforme. Il modello adottato è quello dell’economia di scala: musei ed enti culturali, ma anche imprese e privati, potranno accedere a spazi e attrezzature professionali, affiancati da tecnici specializzati.
“L’accordo rappresenta un esempio concreto della terza missione dell’Ateneo – sottolinea il rettore Stefano Corgnati – mettendo le competenze tecnico-scientifiche del Politecnico a disposizione della società e rafforzando la competitività del sistema territoriale”. Un approccio condiviso dal presidente Mezzalama, che definisce la rinascita della Specola “un modello virtuoso di collaborazione tra enti, capace di custodire la memoria storica, guardando al futuro”.
Gravemente danneggiata durante la Seconda guerra mondiale e mai più riattivata, la Specola torna con funzioni diverse rispetto al passato: completamente trasformata e con uno sguardo non più rivolto al cielo, ma alle nuove frontiere della divulgazione culturale.