La testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino

Sparatorie di massa negli Stati Uniti: i numeri e le storie

 

Stati Uniti e armi da fuoco

Negli Stati Uniti, tra omicidi e suicidi, nel 2021 sono state 47.286 le morti causate dalle armi da fuoco — nel 2020 erano state 43.675, nel 2010 30.470 —; calcolando anche le morti accidentali, il numero sale a 48.832. Si tratta di quasi 21mila persone morte a causa di un colpo di arma da fuoco e di oltre 26mila suicidi. Le sparatorie di massa — fenomeno in aumento dal 2020 — sono state quasi 700. 

Dal 2019 al 2021 gli omicidi in cui sono state usate delle pistole hanno visto una crescita del 45%, mentre per quelli compiuti con altri mezzi si è registrato un +6%.

Grafico morti per colpi arma da fuoco 2021

Le armi costituiscono uno dei temi più dibattuti e divisivi in America. Da un lato, i dati sono allarmanti — le morti causate dai colpi d’arma da fuoco aumentano a vista d’occhio —; all’altro, la necessità di sentirsi al sicuro e di possedere una pistola o un fucile. Questo bisogno emerge dai numeri. A partire dal 2009, la vendita di fucili — usati per la caccia — è stata superata da quella delle pistole, che sono diventate il tipo di arma più diffuso degli Usa. Il New York Times evidenzia che si tratta di una questione strutturale: ogni volta che negli Stati Uniti accade una strage o un evento che mette in pericolo la sicurezza pubblica — ad esempio dopo l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 o nel periodo del Covid-19 , la domanda di armi da fuoco sale in maniera esponenziale. 

Due secoli e mezzo di armi

Per capire il profondo legame tra Stati Uniti e armi bisogna fare un passo indietro. Nel 1783 le tredici colonie americane vincono la guerra d’indipendenza. Nel 1789 viene promulgata la Costituzione degli Stati Uniti d’America. I tredici Stati, uniti in un governo federale, sono ancora molto deboli. Una delle priorità è la difesa del Paese. In quest’ottica, nel 1791 viene aggiunto il Secondo Emendamento, che sancisce il diritto dei cittadini americani di possedere delle armi: “Una milizia ben organizzata è necessaria alla sicurezza di uno Stato libero e dunque il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere violato”. Da quel momento in poi, la Costituzione diventa uno degli argomenti principali per la legittimazione del commercio delle armi tra i civili. Dalla fine del 1700, però, il contesto politico e socio-culturale degli Stati Uniti cambia profondamente. E anche il ruolo delle armi inizia a mutare, tanto da ribaltare la situazione: secondo il Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), avere una pistola in casa non è più un modo per garantire protezione: l’alto numero di armi porta più violenza e più morti. Ma questo non basta. E nonostante molti americani vogliano limitare l’uso delle armi da fuoco — in base a un sondaggio del Pew Research Center del 2021, il 48% dei cittadini statunitensi pensa che le armi rappresentino un grande problema per il Paese, il 24% le considerano un “problema moderato”, il 22% un “piccolo problema” e solo il 6% non le percepisce come una minaccia —, gli Stati Uniti sono ancora distanti dal raggiungimento di un equilibrio in questo senso. Il Secondo Emendamento rimane in difesa di chi legittima le pistole come strumenti di difesa. Basti pensare che nel 2008, quando il Distretto di Columbia aveva posto ai residenti il divieto di possedere armi da fuoco, la Corte Suprema si era espressa in maniera contraria, dichiarando il provvedimento “anticostituzionale”.

L’industria delle armi

Le armi costituiscono sicuramente un ruolo importante nell’economia americana. Procurarsele è estremamente facile: bastano un modulo con i dati anagrafici e un’autocertificazione con segnati precedenti penali, farmaci usati e problemi psicologici. Dopo un controllo da parte delle autorità, arriva il via libera.

A possedere le armi non sono più gli appassionati. Dal 2019 al 2021 c’è stato un boom di vendite: stati 7,5 milioni i cittadini statunitensi che hanno acquistato un’arma per la prima volta. Il mercato è talmente cresciuto che, secondo il Washington Post, il numero di armi possedute dai civili è superiore al numero di cittadini statunitensi: nel 2017 la popolazione era di 326 milioni persone, mentre le pistole raggiungevano quota 393 milioni. Si tratta di un numero estremamente alto, soprattutto se messo in relazione con il resto del mondo. Sempre nel 2017, gli Stati Uniti, infatti, rappresentavano il 4% della popolazione mondiale, eppure possedevano il 46% delle armi destinate ai civili.

Tendenzialmente, il costo di una pistola va dai 400 ai 1200 dollari. Secondo Forbes, nel 2020 le vendite hanno raggiunto i 22.8 milioni di dollari, mentre nel 2021 i 21 milioni. La crescita avvenuta negli ultimi anni ha portato questo settore dell’industria a valere più di 70 miliardi di dollari. In più, ha un impatto non indifferente nell’economia americana, in quanto offre lavoro a quasi 400mila cittadini. Ma il mercato della compravendita delle armi da fuoco, in realtà, è molto più ampio. I dati, infatti, sono calcolati tramite le informazioni ricavate dai controlli effettuati dall’FBI, che verifica i precedenti penali di chi presenta la richiesta per acquistare una pistola. I controlli però non sempre vengono effettuati. In più, non tengono conto di chi sceglie di ricorrere ad alcuni percorsi alternativi — come siti online e fiere — per evitare le procedure.  

Quando la morte diventa di massa

La dimensione critica del commercio delle armi viene sottolineata anche dall’aumento dei casi di sparatorie di massa. Il Gun Violence Archive classifica questo fenomeno come un episodio in cui vengono ferite almeno 4 persone a causa dei colpi d’arma da fuoco. Vengono quindi presi in considerazione anche gli eventi in cui non è deceduta nessuna vittima. Nel 2020, i casi sono stati 610. Nel 2021 sono stati 690 — anno in cui è stato registrato il maggior numero di eventi; tra le vittime, 1.533 erano bambini e adolescenti –, nel 2022, 646. Nel 2023, se si prendono in considerazione i primi 5 mesi dell’anno, ci sono state 268 sparatorie di massa.

Utvalde

Il 24 maggio 2022 avviene una sparatoria in Texas. I dati evidenziano che le sparatorie avvengono principalmente nei weekend, ma quel giorno è un martedì e Salvador Ramos, un ragazzo di 18 anni, entra nella Robb Elementary School, nella città di Utvalde, e apre il fuoco. A morire sono 19 bambini e 2 adulti.

La tragedia in questo caso diventa emblema di un problema strutturale e sistematico degli Stati Uniti. Dai messaggi su Instagram, all’acquisto dei due fucili nel giorno del suo diciottesimo compleanno — poi li avrebbe usati il 24 maggio —, alle foto delle armi postate sui social, fino alla biografia scritta su TikTok — “Bambini abbiate paura nella vita reale” —: gli indizi non mancavano. Il malessere Salvador Ramos era profondo e radicato: a scuola e sui social veniva preso in giro per la condizione economica, per gli abiti e per il suo problema di balbuzie. A un certo punto, il disagio psicologico si è manifestato in maniera più chiara. Gli amici notano un cambiamento nel ragazzo. Dai tagli sulla faccia — se li era procurati da solo con un coltello — agli atti vandalici, Ramos inizia a manifestare in maniera evidente il suo disagio. La madre di Salvador Ramos ha problemi di tossicodipendenza, e il ragazzo vive con la nonna. Ed è proprio la nonna la prima persona a cui Ramos spara la mattina del 24 maggio. Poi si dirige alla Robb Elementary School. Indossa un giubbotto antiproiettile. Spara a 19 bambini e a due adulti, di cui un’insegnante. Ramos si barrica nella scuola, poi viene ucciso dagli agenti di polizia. La strage di Utvalde — preceduta solo dal massacro di Sandy Hook del 2012, che ha visto 26 vittime — è la seconda sparatoria più sanguinosa avvenuta in una scuola. Per questo rappresenta un punto importante per quanto riguarda il fenomeno delle armi da fuoco.

 

Nel 2021 il governatore del Texas, Gregory Wayne Abbott, firma l’House Bill 1927, autorizzando i cittadini texani a girare armati liberamente, senza licenza. Il provvedimento viene accolto come un simbolo di libertà da molti: “This restores what our Constitution was supposed to be about” (“Questo ristabilisce ciò che la nostra Costituzione dovrebbe riguardare”), commenta Stephen Willeford, uno dei due uomini che fermò una sparatoria in una chiesa battista di Sutherland Springs il 5 novembre 2017, ferendo l’aggressore. Matt Schaefer, membro della Camera dei rappresentanti del Texas e autore del disegno di legge, definisce l’House Bill “the strongest restoration of Second Amendment rights that any of us have ever seen in the history of the state of Texas” (“la più grande revisione dei diritti del Secondo Emendamento che abbiamo mai visto nella storia dello Stato del Texas”). Le proteste da parte dei Democratici e dagli attivisti non sono mancate, eppure a partire dal primo settembre 2021 il provvedimento è entrato in vigore. Qualche mese dopo però Salvador Ramos uccide 21 persone. Abbott viene accusato dalle famiglie delle vittime, che chiedono di riconsiderare l’età minima per comprare i fucili semiautomatici, che nei mesi successivi salirà a 21 anni. 

 

Dopo poco, arriva il Protecting Our Kids Act, un disegno di legge che vuole regolare ulteriormente la detenzione di armi: tra le misure, la proposta di alzare l’età minima per l’acquisto di alcune armi da 18 a 21 anni, il divieto per i civili di acquistare caricatori con capacità superiore alle 10 cartucce, e nuove norme per i produttori. Il provvedimento non è mai stato approvato dal Senato. 

Un weekend di morte negli Stati Uniti

L’episodio di Utvalde simboleggia uno spartiacque nella storia delle sparatorie negli Stati Uniti, eppure il fenomeno continua a essere strutturale. Il weekend tra il 5 e il 7 maggio 2023, gli Usa sono stati teatro di ben 18 sparatorie di massa. Il bilancio è di 26 morti (più due sospettati uccisi) e 72 feriti in tre giorni. In tutto, ci sono stati 9 arresti.

Il fine settimana preso in considerazione si inserisce in un quadro molto più ampio. La tragedia avvenuta a Ocean Springs ne è un esempio: considerando tutte le sparatorie — di massa e non — è la sesta avvenuta nel sud del Mississipi nel giro di sette giorni. Quattro delle sette sparatorie hanno portato a delle vittime. La prima avviene a Bay St. Louis, durante una festa. È il 30 aprile. Muoiono due studenti della Hancock High School, altri 4 rimangono feriti. Chi spara ha solo 19 anni. Sempre il 30 aprile, a Gulfport c’è un’altra sparatoria: il motivo è la compravendita di una console. Una persona viene ferita e un diciassettenne viene accusato di tentata rapina. Il giorno dopo, sempre a Gulford, una ragazza incinta viene colpita alla testa da un ragazzo di 15 anni, arrestato con l’accusa di omicidio. Oltre a lui, sono stati accusati altri tre ragazzi. Il più giovane ha 13 anni. Nella contea di George, sempre l’1 maggio, c’è una segnalazione per minacce terroristiche. All’arrivo degli agenti, il sospettato si barrica in casa. Dopo circa 16 ore, apre il fuoco sugli agenti di polizia, che rispondono all’attacco, uccidendolo. Il 5 maggio, alle Howard Industries c’è un’altra sparatoria. Un uomo viene ferito. Il sospettato, un ragazzo di 20 anni, viene fermato dalla polizia due ore dopo.

I dati rivelano una sistematicità della violenza che coinvolge le armi da fuoco, rendendola una problematica all’ordine del giorno.  Secondo le statistiche, in molti casi, i protagonisti delle sparatorie sono ragazzi giovani. Spesso, si tratta di persone di colore. Il weekend del 5 maggio rappresenta appieno la situazione: su 28 vittime, 20 hanno meno di 28 anni. Sempre 20 sono persone di colore. 

 
Età etnia vittime sparatoria 5-7 maggio