Sette ottobre 2023, Gaza: le difficoltà del giornalismo sul campo

Censura, libertà di stampa, giornaliste e giornalisti deliberatamente uccisi, mancanza di fiducia tra giornalisti internazionali e palestinesi. Questi sono alcuni dei temi emersi durante il panel “Journalists in Gaza“, che si è svolto venerdì 17 aprile nell’Auditorium San Francesco di Perugia in occasione del Festival internazionale del giornalismo. Con la moderazione di Phil Chetwynd, giornalista e direttore dell’Agence France-Presse, tre giornalisti ne hanno discusso. Sono Adel Zaanoun, giornalista palestinese a capo della sezione di Gaza dell’Agence France-Presse, Helene Lam Trong, giornalista e regista di documentari e Thibaut Bruttin, direttore generale di Reporters without Borders. Insieme hanno testimoniato la difficoltà di svolgere il loro lavoro in Palestina, soprattutto dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 e la chiusura della Striscia di Gaza alla stampa internazionale.

L’impossibilità di bilanciare lavoro e vita privata

Adel Zaanoun è giornalista da 31 anni. Nel corso della sua carriera, ha raccontato, è stato testimone di tante escalation avvenute tra Israele e il popolo palestinese. Il 7 ottobre, tuttavia, è stato differente. Se prima i giornalisti riuscivano a bilanciare lavoro e vita privata, tenendo le due cose separate, ora questo non è più possibile. Anzi, è proprio la sua professione che lo mette in difficoltà e che ha reso lui e la sua famiglia dei target dell’esercito israeliano, costringendoli a lasciare Gaza e tutto quello che conoscevano.

Perché prendere di mira i giornalisti?

Dall’inizio del conflitto, circa 200 giornalisti sono stati presi di mira e uccisi dall’esercito israeliano (Idf). Thibaut Bruttin afferma che dietro ci sia un sistema logico e connesso: chiudere l’accesso alla Striscia di Gaza alla stampa internazionale, targettizzare i giornalisti palestinesi e ucciderli. Sono presenti anche strategie per ridurre il livello di affidabilità che viene data ai giornalisti sul campo. Bisogna chiedersi perché la Striscia è stata chiusa e cosa Israele non vuole far vedere al mondo. C’è poi anche il tema della mancanza di fiducia che proprio la stampa internazionale nutre nei confronti di quella palestinese. Capita molto spesso, infatti, che giornalisti del New York Times chiedano ai colleghi palestinesi di dimostrare la loro attendibilità. “Col tempo – spiega Bruttin – questo avrà un impatto sulla qualità del giornalismo in generale. Come giornalisti stiamo cercando di capire chi dà gli ordini, chi prende di mira i nostri colleghi. Vogliamo che siano giudicati responsabili per questo”.

Inside Gaza: il documentario che denuncia la censura

Helene Lam Trong è la regista del documentario-reportage “Inside Gaza” che, in esclusiva su History Channel il 26 ottobre 2025, mostra l’offensiva militare israeliana attraverso gli occhi di giornalisti e testimoni. Il filmato testimonia la distruzione e la resilienza a Gaza dopo gli eventi del 7 ottobre 2023. Lam Trong racconta un retroscena importante che riguarda la difficoltà riscontrata nel trovare collaboratori durante la realizzazione del documentario. Questo perché dopo l’inizio del conflitto, come già detto, entrare a Gaza è diventato quasi impossibile. Il prodotto, inizialmente, avrebbe dovuto raccontare la distruzione nella Striscia, ma si è rapidamente trasformato in uno strumento di denuncia della censura dell’informazione messa in atto da Israele: “La questione è: quando non permetti alla stampa internazionale di andare sul campo, non permetti un contradditorio. Per questo il nostro documentario ha posto al centro, come protagonisti, i giornalisti. Una cosa triste, ma importante perché ha svelato un livello di censura in Israele molto alto”.

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