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Sequestri per 25 milioni a Torino: il ‘falso Made in Italy’ colpisce ancora

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Otto importatori, 15 milioni di articoli sequestrati – soprattutto abbigliamento e prodotti per la casa –, circa 25 milioni di euro di valore. Sono i numeri dell’operazione della Guarda di Finanza di Torino che nella mattina di oggi, 7 aprile, ha rivelato una rete di distribuzione di beni contraffatti su tutto il territorio nazionale.

Nelle scorse settimane, sugli scaffali dei supermercati, erano stati individuati numerosi prodotti con indicazioni di ‘Made in Italy’ fasulle. Le indagini hanno rivelato un metodo consolidato: la merce proveniente soprattutto da Cina, Turchia, Polonia e Pakistan veniva importata, etichettata in modo da apparire italiana e poi venduta in numerose province – i militari sono intervenuti a Torino, Bari, Brescia, Firenze, Lecce, Roma e Treviso. La denuncia è di frode in commercio e falsa indicazione di origine qualitativa.

Per l’Italia quello della contraffazione non è un fenomeno nuovo, né secondario. Un rapporto Ocse del 2018 – il più aggiornato e attendibile in tema di beni falsificati – indicava il nostro paese come il terzo più colpito al mondo dal fenomeno, dopo Usa e Francia: un sesto dei beni confiscati a livello mondiale faceva riferimento a proprietà intellettuali registrate in Italia. Il danno economico causato da prodotti falsi ha ricadute anche sull’occupazione italiana: i dati Ocse stimano che le pratiche di pirateria e contraffazione abbiano portato alla perdita di almeno 88mila posti di lavoro. Meno diretto, ma non meno pesante, è l’impatto sul piano fiscale. I beni sequestrati oggi, se fossero stati prodotti in Italia, avrebbero portato un introito allo Stato italiano, ad esempio con contributi previdenziali delle aziende e Ires (imposta sul reddito delle società). Alimentando la filiera del “falso Made in Italy”, invece, si contribuisce di fatto a un buco nel bilancio statale di enormi proporzioni. Per il 2016, il mancato gettito fiscale era stimato in oltre 10 miliardi di euro.