#Seguilazattera, i Giulia’s mother in viaggio sul Po per lanciare il nuovo disco

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L’era delle rockstar maledette e delle ore piccole a suon di sesso e droga, e un po’ di rock n’roll sullo sfondo, è oramai un ricordo. Lo richiede il mercato musicale, soprattutto ai giovani appassionati che della musica ne vogliono fare un lavoro. E così, un mercoledì sera ci si potrà sentire rispondere da una giovane band: “Siamo incastratissimi con gli orari, la comunicazione e la costruzione della zattera. Magari stessimo suonando”.

Loro sono i Giulia’s Mother, due giovani musicisti folk-rock della scuderia Inri, e sì, stanno costruendo una zattera per percorrere il Po e presentare la loro ultima fatica discografica “Here”. Oneriver, un viaggio di sei tappe ognuna di circa 60 km in 5-6 ore di viaggio. Partiranno il 26 giugno da Casale Monferrato e arriveranno il primo luglio a Porto Tolle. “Torino non è navigabile  – spiegano – per questo abbiamo pensato a una data zero il 22 giugno al Magazzino sul Po. Presenteremo gran parte del cd e porteremo lì la zattera in anteprima”. Dietro l’impresa un team di 15 persone e l’associazione Amici del Po che seguiranno nella navigazione, oltre un regista che documenterà tutto nei minimi dettagli. Navigheranno durante il giorno, arriveranno nel primo pomeriggio ai moli dove imbastiranno il set per ospiti, jam session e registrazioni. La location si troverà una volta sulla terra ferma, anche la corrente.
“Al massimo useremo le batterie. Sarà tutto molto improvvisato, una corsa contro il tempo”, racconta Andrea Baileni, metà dei Giulia’s Mother assieme a Carlo Fasciano. “La zattera in realtà è pronta per l’acqua, ora stiamo sistemando il baldacchino per le intemperie e gli sponsor. L’abbiamo costruita utilizzando dei bidoni a mo’ di catamarano, poi l’intelaiatura sopra, i pannelli di polistirolo compressati sui tetti e la moquette. C’è voluto un sacco di lavoro tra prove in acqua e motore”.

E’ quasi come parlare con un commesso di un negozio di bricolage. Dove sono i musicisti?

“Magari al negozio potremmo chiedergli lo sponsor (ride, nda). A parte gli scherzi, viviamo in un periodo che a volte per fare il musicista non devi fare il musicista. Oggi, farsi conoscere tramite la musica e basta è impensabile, bisogna raccontarsi bene, dare un’immagine vera anche tramite i social. Siamo cazzari sì, ma affrontiamo le cose con molta serietà. Veniamo da Rivarolo Canavese dove organizzavamo gare tra di noi, costruivamo barche e percorrevamo 6-7 km nel fiume. Questi siamo noi”.

Insomma, nessun tentativo alla Blink 182 per essere personaggi, anche perché i Giulia’s mother personaggi proprio non lo sono. O sbaglio?

“E’ così ed è piacevole che traspaia. La musica funziona se è onesta e coerente con quello che fai, quello che sei. Piuttosto che fare la foto in posa abbiamo detto: cerchiamo di documentare quello che siamo. Il primo disco si chiama “Truth”, verità, e ora cerchiamo di dare continuità”.

Quindi non sognate o non avete mai tentato la strada dei talent?

“Ce l’hanno proposto ma abbiamo rifiutato. Eravamo stati scelti da X-Factor ma abbiamo convenuto che per il nostro progetto non serve cantare in tv pezzi da 2 minuti scritti da altri. Abbiamo studiato per anni il suono, noi componiamo e studiamo, è la nostra storia”.

Voce armonizzata, effetti e ricerca musicale precisa: come riuscite a portarlo nei live?

“Abbiamo scelto di suonare sul disco ciò che possiamo portare sul live. E se “Truth” aveva in sé la magia di quello che non si conosce, questo invece sarà uno specchiarsi, vedere fin dove ci possiamo spingere. Siamo riusciti a tirare fuori sonorità aggressive, mantenendo i punti di forza e il silenzio”.

Pezzi introspettivi, sonorità molto ricercate e tanto studio. Come si sposa tutto questo con il mercato italiano?

“La rottura degli schemi crea qualcosa di nuovo ma nella musica, anche se non dovrebbero esserci, ci sono delle regole. In radio un genere come il nostro per il momento non può trovare spazio ma la musica è di tutti. Non è italiana, non è radiofonica, magari è cinematografica. Per ora il bello è portarla sui palchi come abbiamo fatto finora, poi si vedrà”.

Torniamo alla vostra impresa: mancano 20 giorni, come li passerete?

“Una storia se non la racconti non esiste, perciò questi giorni sono destinati a raccontare tutto quello che abbiamo fatto finora. Poi proveremo con gli ospiti previsti, tra questi sono confermati Celona e Dardust. Cercheremo nuovi sponsor e proveremo la zattera”.

Cosa porterete con voi?

“Non molto, sono solo 4X2 metri. Ci saremo io, Carlo e un ragazzo che guiderà in sicurezza. Io porterò la chitarra e qualche libro da leggere”.

Titoli? 

“Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez e mi piacerebbe rileggere Oceano Mare di Alessandro Baricco. E’ lui ad avermi avvicinato a Marquez, come sono arrivato a Hendrix tramite John Mayer”.

CRISTINA PALAZZO