Sciopero di La Stampa, le voci dal presidio

“Per la prima volta i giornalisti scioperano visibilmente: scendono in piazza e fanno sapere ai cittadini che c’è la possibilità che La Stampa non esista più”. Silvia Garbarino è la segretaria dell’Associazione stampa subalpina e vice capo servizio del gruppo Gedi. Oggi, 25 febbraio, i lavoratori e le lavoratrici del quotidiano torinese hanno dichiarato uno sciopero. Il sito non verrà aggiornato e domani, 26 febbraio, il giornale non sarà in edicola. 

È stato organizzato un presidio in piazza Palazzo di Città, a Torino, per chiedere maggiore chiarezza. Le sorti del gruppo Gedi sono al centro della mobilitazione. Il 20 gennaio, infatti, Gedi ha informato il direttore e il comitato di redazione di La Stampa di aver avviato una trattativa esclusiva con il gruppo Sae (Sapere aude editori). I giornalisti, però, non sanno altro: quando verrà conclusa la vendita, quali saranno i possibili tagli e quali sono i compratori interessati. 

“Siamo un’azienda fatta di lavoratori che hanno bisogno di tutele – dice Garbarino -, perché sono coinvolte la democrazia e l’informazione di una comunità, di un territorio e della nazione intera”. In piazza non c’erano solo i dipendenti di La Stampa e il comitato di redazione. Proprio perché si sta parlando di ipotetici tagli e di perdita di posti di lavoro, le principali sigle sindacali hanno dato il loro sostegno. Non è facile, però, capire lo stato attuale delle trattative. Giorgio Airaudo, segretario di Cgil Piemonte, racconta e denuncia l’incertezza che aleggia attorno alla vicenda: “Credo che la situazione non la conosca nemmeno John Elkann, che ha cambiato più volte idea. Come Cgil vogliamo aiutare i circa mille lavoratori coinvolti, con un occhio di riguardo per i precari”. 

Il contributo che la politica può dare rimane relativo. A marzo è previsto un incontro in Regione per parlare del tema, ma “non credo che avrà un particolare peso – spiega Airaudo -, credo che bisognerà capire se l’attuale compratore scelto ha i fondi necessari. Io non sono così certo che li abbia, vedremo se torneranno in pista altre offerte che già ci sono state”. Il riferimento è alla trattativa esclusiva in corso con il gruppo Sae e ad altre proposte – come quella del gruppo Nem – che sembrano essere state al momento accantonate. 

Giuseppe Filippone, segretario di Cisl Torino, avverte: “Non possiamo permetterci di perdere una testata storica che ha fatto la storia non solo della città ma di tutto il Paese”. E conferma la situazione di incertezza denunciata da Airaudo: “Dobbiamo avere più informazioni e più contezza dei fatti perché senza questo non riusciamo neanche a valutare la bontà di questo operato”. Anche perché quello di La Stampa è solo “uno dei tanti punti” da risolvere nell’attuale panorama editoriale.

Michela Favaro, vicesindaca della città di Torino con delega al Lavoro, esprime la sua solidarietà: “Difendere i giornali è una responsabilità civica, in particolare per chi rappresenta un’istituzione”. Il sindaco Stefano Lo Russo ha ricevuto alcuni rappresentanti del comitato di redazione ed è poi sceso in piazza a salutare chi era in presidio. “Siamo nel pieno di una trattativa, che stiamo seguendo con grande attenzione”, dice al microfono. Lo Russo precisa che la vicenda che coinvolge il gruppo Gedi non è “una partita che si gioca solo su Torino, ma riguarda tutto il Paese e anche la politica”. Tutte le persone che a turno prendono la parola – tra cui anche lettori e lettrici di lunga data – ricordano l’importanza della testata. “La Stampa è un punto di riferimento culturale e politico per la città e per l’Italia”, dice Sergio Chiamparino, sindaco di Torino dal 2001 al 2011. La richiesta di trasparenza, quindi, è più che lecita, perché “riguarda l’intera comunità”. 

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