Arianna Meloni, capo segreteria di Fratelli d’Italia, arriva a Torino e stravolge l’agenda della politica piemontese. Se ne sono resi conto i rappresentanti sindacali dei lavoratori della sanità privata, che il 13 aprile sono stati ascoltati dalla Commissione Sanità della Regione per discutere delle difficoltà del settore, condizionato da un contratto nazionale fermo da anni. Dovevano essere ricevuti in mattinata dalla Quarta Commissione, per poi rimanere in presidio fino al tardo pomeriggio. Ma l’arrivo della sorella della Premier ha cambiato i piani. Prima, l’incontro è stato posticipato. Poi, arrivati a Palazzo Lascaris, i sindacalisti di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp sono stati accolti quasi esclusivamente da consiglieri di opposizione: appena quattro quelli di maggioranza, nessun rappresentante della Giunta regionale.
Mancavano soprattutto Maurizio Marrone e Federico Riboldi, vicepresidente di regione e assessore alle politiche sociali e al welfare il primo, assessore alla sanità il secondo. Entrambi membri di Fratelli d’Italia, hanno risposto alla chiamata di Arianna Meloni, che ha radunato al Green Pea circa 500 amministratori locali per rimettere ordine nel partito dopo lo scandalo legato al caso della Bisteccheria d’Italia. Caso che, in Piemonte, ha portato alle dimissioni della vicepresidente regionale Elena Chiorino, sostituita nel ruolo da Marrone.
“È stato un confronto ad alta tensione”, sottolinea Francesca Delaude di Fp Cgil, che insieme agli altri sindacati ha rimarcato la mancanza di rispetto verso le persone che “sono venute qui oggi rinunciando a un giorno di lavoro”. Erano, infatti, appena quattro i consiglieri di maggioranza presenti, e solo due hanno seguito l’audizione: Roberto Ravello (Fratelli d’Italia) e Davide Buzzi Langhi (Forza Italia). Davide Zappalà (a sua volta toccato dal caso Bisteccheria) e Siliva Raiteri, entrambi di Fratelli d’Italia, hanno lasciato Palazzo Lascaris poco dopo l’inizio dell’incontro.
Sul piano pratico, il nodo rimane lo stallo sul contratto nazionale. Il lavoro delle maestranze della sanità privata, infatti, viene regolato con contratti diversi da quello della sanità pubblica, negoziati con le associazioni Aris e Aiop. Il primo contratto, che riguarda le strutture religiose, non viene aggiornato da otto anni. Il secondo, che interessa invece le strutture laiche, è fermo da ben 14 anni. “Gli introiti della sanità privata sono cresciuti notevolmente negli anni – spiegano le associazioni di categoria-. Il budget c’è, la volontà politica del rinnovo no”.
“Vogliamo un impegno da parte della Regione: non erogare finanziamenti pubblici a chi lavora senza rinnovare il contratto, o con contratti peggiorativi rispetto a quelli nazionali”, dichiara Sergio Melis, Cisl Fp. Un impegno che le opposizioni avrebbero chiesto già a dicembre, in occasione della discussione sul Piano socio-sanitario del Piemonte per il quinquennio 2025-2030. “Già allora gli assessori Riboldi e Marrone rifiutarono di inserire questo punto nel Piano”, commenta Alice Ravinale, consigliera di Sinistra ecologista presente all’audizione.
Di fronte al disinteresse della Giunta, e alla pioggia battente che dalla mattina ha martoriato le persone in presidio davanti a Palazzo Lascaris, lavoratori e sindacalisti non hanno potuto far altro che ritirarsi rilanciando lo sciopero fissato per il 17 aprile, in parallelo alla manifestazione nazionale prevista a Roma a cui parteciperanno anche le delegazioni piemontesi.