Referendum, Nordio a Torino per il sì: “Da ex magistrato non posso umiliare la magistratura”

Per il ministro Nordio, il caso Bartolozzi è già chiuso. In visita a Torino per la campagna referendaria insieme al sottosegretario al ministro della Giustizia, Andrea Delmastro, il Guaradasigilli cerca di spegnere l’incendio di attacchi e repliche, anche se siamo ancora lontani dai toni invocati da Marina Berlusconi nella sua lettera a Repubblica. In ordine cronologico, le ultime dichiarazioni ad aver suscitato polemica sono proprie quelle di Giusi Bartolozzi – capa di gabinetto del ministro della Giustizia, Carlo Nordio – che aveva invitato: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione”. 

Durante il punto stampa precedente l’incontro di oggi, 10 marzo – a cui erano presenti anche gli assessori regionali Maurizio Marrone e Marina Chiarelli oltre alla deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli – Nordio ha precisato: “Io ho già fatto un comunicato, la stessa dottoressa Bartolozzi ha chiarito il suo punto di vista, che non si riferiva assolutamente a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria che è in un momento politicizzato”. Secondo il ministro, infatti, “Bartolozzi sicuramente non si riferiva alla magistratura in quanto tale ma a quella parte che manifesta fuori dalle aule giudiziarie con un’interpretazione politica del referendum”.

Il Guardasigilli ha poi proseguito, parlando del suo legame con gli ex colleghi: “Alla magistratura, a cui mi sento a cuore di appartenere – una volta che sei magistrato sei sempre magistrato – va tutta la mia solidarietà, anche se militiamo in questo momento per posizioni diverse riguardo il referendum, non con tutti i magistrati ma con una parte di loro”. Il dissenso, ha proseguito il ministro, è punto saldo della democrazia e quindi “auspico che i toni vengano mantenuti sempre bassi”.

A chi chiede se le dichiarazioni di Bartolozzi non diano ragione a chi sostiene che la riforma sia punitiva contro la magistratura Nordio risponde: “Io sono entrato in magistratura nel 1975 e la prima indagine che ho fatto è stata sulle Brigate rosse, ero il primo in lista nei covi quando trovavano i nominativi dei magistrati da ammazzare. Ho tenuto la toga per 40 anni, figurarsi se un magistrato che si sente ancora magistrato vuole umiliare la magistratura. Questa è la considerazione che è stata fatta negli ultimi mesi che mi ha ferito di più”. Secondo il ministro, infatti, questa è “una riforma che anzi libererà la magistratura da quella che è l’ipoteca delle correnti e da quella degenerazione che tra l’altro è stata denunciata non soltanto da me ma anche da molti che oggi militano per il no”.

Sulla vittoria del Sì Nordio è piuttosto ottimista: “Non dico se vincerà il sì, ma quando vincerà il sì, cosa in cui confido, ho già detto che apriremo subito un tavolo di confronto per le leggi attuative assieme alla magistratura, all’avvocatura e al mondo accademico”.

Un duro attacco al Campo largo e all’opposizione è arrivato da Andrea Delmastro secondo cui se la separazione delle carriere è un attentato alla Costituzione “allora loro sono degli attentatori falliti perché ci hanno provato e hanno fallito”. Delmastro ha poi proseguito dichiarando che “saranno tre Sì: uno per la separazione delle carriere, per garantire il giusto processo. Uno per archiviare la tragica pagina di Palamara, nel senso di quelle correnti che hanno umiliato il Csm. Uno per l’Alta corte disciplinare : perché chi sbaglia paga, in Italia”. Infine, ha sottolineato Delmastro, “grazie al ministro Nordio tre anni fa abbiamo iniziato un piano di assunzioni che quest’anno ci permetterà di raggiungere la piena pianta organica di tutti i magistrati togati d’Italia: così si raggiunge la giustizia”.

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