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Roth e Wallace, Piccolo e Veronesi: come sentirsi a casa nella letteratura americana

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Di qua dal Paradiso mi ha fatto capire che in fondo avrei potuto esprimermi anch’io, scrivendo”, dice Francesco Piccolo, raccontando il suo primo incontro con la letteratura americana. “Gli altri scrittori mi mettevano a disagio, viaggiavano in altri mondi. Il protagonista del romanzo di Fitzgerald era diverso: ancora oggi, quando sono in difficoltà con la scrittura, leggendo qualche pagina di questo autore, mi rimetto in moto”. L’autore campano si è confrontato al XXX Salone del Libro con Sandro Veronesi in un appassionato racconto del rapporto dei due scrittori con la letteratura americana.

Personaggi centrali dell’incontro Joseph Roth e David Foster Wallace, due autori che, seguendo strade diverse, hanno raccontato l’evoluzione delle problematiche individuali della loro generazione. Piccolo racconta Roth, Veronesi Wallace: ciascuno segue i percorsi compositivi e i temi più cari all’autore scelto, individuando aspetti nuovi e peculiarità, ma raccontando anche aneddoti che hanno segnato la relazione con le loro pagine. “Infinite Jest è pressoché intraducibile, ma contribuire a renderlo disponibile al pubblico italiano – e anche a me stesso – grazie al lavoro di Edoardo Nesi è stata una conquista”, racconta Sandro Veronesi. Intanto, Piccolo paragona il “suo” Roth a Woody Allen: “i suoi libri sembrano una sola opera, come i film di Allen. Tutti ti lasciano un bel ricordo, ma non ti ricordi mai un titolo singolo”, scherza.

Il discorso si sposta poi sul sesso e il rapporto con le donne, problematico per entrambi gli autori. Piccolo individua una contrapposizione tra l’aggressività, anche un po’ burbera, con cui Roth racconta l’approccio dell’uomo al sesso, e la sensibilità esasperata della generazione di Wallace, che invece mostra una figura maschile più vulnerabile. Veronesi aggiunge un altro elemento: Wallace propone una versione di maschio più “complicata” di quanto comunemente si percepisca, quasi strappando questa peculiarità alla tipica figura femminile utilizzata nei romanzi.

La letteratura americana rimane, per entrambi, un posto in cui sentirsi a casa, un luogo intangibile creato dall’ossessione per la scrittura di autori come Roth e Wallace.

LISA DI GIUSEPPE