Europa radicale dice no ai quattro referendum, proposti dalla Cgil, sul lavoro, previsti per l’8 e il 9 giugno 2025, con l’istituzione del Comitato per il No, presentato oggi alle 12 con una conferenza stampa lungo la passeggiata Marco Pannella all’incrocio tra via Barbaroux e piazza Arbarello. Igor Boni, coordinatore di Europa radicale, commenta: “I quattro referendum sono contro il lavoro e contro i lavoratori”.
Il primo referendum chiama i cittadini ad esprimersi sulla disciplina dei licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act: “Se passasse il sì al referendum, i 36 mesi di compenso dopo il licenziamento diventerebbero 24”, aggiunge Boni. Il secondo propone la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese, quelle fino a 15 dipendenti. Si tratta di una “scelta demagogica”, secondo Boni.
Il terzo referendum punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine che la Cgil considera necessaria “per ridurre la piaga del precariato”. Il quarto referendum, invece, interviene in tema di sicurezza sul lavoro. Secondo Boni, “Si tratta di demagogia: le morti bianche chiaramente ci interessano, ma secondo noi dimostrano che non servono nuove leggi quanto l’applicazione corretta di quelle che già ci sono”.
Secondo Marco Taradash, giornalista ed ex europarlamentare, “nessuno si vuole occupare del tema perché tutti credono che non si raggiungerà il quorum. Noi desideriamo invece porre la questione politica del ruolo dei sindacati oggi che viaggiano con gli occhi sulla nuca. La Cgil, che nel passato non ha saputo tutelare i lavoratori delle piccole imprese, cerca oggi di riacquistare visibilità. Se l’Italia oggi ha la produttività più bassa e il tasso minore di occupati d’Europa è responsabilità anche dei sindacati confederali”.
“Mario Draghi – ha proseguito Taradash – ci ha ricordato che anche gli 800 miliardi investiti dall’Unione europea nel piano Rearm Europe serviranno non solo alla difesa, ma anche alla ripresa dell’Unione solamente se saranno investiti in chiave federale. Proprio ad un’Europa federale è rivolto il nostro sguardo”.