Nel primo giorno del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, domenica 22 marzo, i torinesi sono andati alle urne in numero maggiore rispetto agli anni precedenti. Alle 23, secondo Eligendo, aveva votato il 49,37 per cento degli aventi diritto. In Piemonte l’affluenza si è attestata al 48,94 per cento. Nel giugno 2025, per il referendum abrogativo su Jobs act e nuovo iter per la cittadinanza, alla stessa ora ci si era fermati poco sopra il 30 per cento.
Il referendum riguarda un tema tecnico e non è previsto il raggiungimento di un quorum. Nel quadro regionale ci sono solo leggere variazioni tra le province. Percentuali superiori alla media si trovano a Novara (49,48 per cento) e Cuneo (49,45 per cento). Più contenuto il dato di Asti, al 46,77%. Tutte le province sono al di sopra della media nazionale, attestata al 46,07 per cento.
Tra i votanti ci sono anche i 5mila fuorisede che sono andati alle urne grazie alla nomina come rappresentanti di lista. La mobilitazione è stata guidata da Alleanza verdi-sinistra, con 1.535 rappresentanti di lista a Torino e 1.890 in tutto il Piemonte. Numeri simili per la Cgil, che ne ha nominati 1.400 per il comitato “Società civile per il no al Referendum Costituzionale”. Segue il Movimento 5 stelle con oltre mille nomine, mentre il Partito democratico si è fermato a circa 700 tra studenti e giovani lavoratori. Il referendum, poi, è stato occasione di una novità: a Torino per la prima volta le liste dei votanti sono state divise in ordine alfabetico e non per genere, in attuazione della legge dell’art. 2-bis del D.L. 27/2025.