Referendum giustizia, Sallusti: “Giudici e pm giochino in squadre diverse”

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“Il problema non è nella separazione delle carriere. È necessario che giudici e pubblici ministeri non siano più insieme nel Csm, perché è lì che si decidono le carriere sia degli uni che degli altri. La riforma serve per fare in modo che le due squadre in campo – accusa e difesa – giochino alla pari e, perché questo accada, l’arbitro non deve fare più parte di una delle due società”. Il giornalista Alessandro Sallusti ha aperto con queste parole il dibattito sulla riforma della giustizia che lo ha visto contrapporsi ad Alberto Mittone, avvocato torinese contrario alla proposta del Governo Meloni. L’evento – organizzato dall’associazione universitaria di destra Fuan in vista del referendum sulla separazione delle carriere previsto per il 22 e 23 marzo – è andato in scena questa mattina, giovedì 26 febbraio, alla Cavallerizza Reale di via Verdi, nei pressi di Palazzo Nuovo.

Nonostante il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine pensato per prevenire eventuali tensioni e disordini, non si sono verificati problemi di ordine pubblico e gli interlocutori hanno dato vita a un dibattito costruttivo, con toni civili e distesi. “La giustizia è un malato cronico che con il passare del tempo aggiorna i propri malanni – ha risposto Mittone a Sallusti -, ma il tema è che il cittadino ritiene che con questa riforma siano affrontati i veri problemi della giustizia, che sono principalmente dovuti alla durata delle vicende giudiziarie. Ma questa legge, per una perdita d’acqua in uno stabile, abbatte lo stabile intero, perché tocca sette articoli della Costituzione. L’intervento non cerca assolutamente di rimediare a errori e ritardi della giustizia. Per questo propendo per votare no al referendum”.

Al centro del dibattito pubblico sulla riforma della giustizia c’è il timore di una graduale perdita di indipendenza da parte della magistratura. I sostenitori del ‘no’ ritengono che rischi di venire sottoposta, con il tempo, al controllo dell’esecutivo. Su questo punto le idee di Sallusti e Mittone divergono. “La riforma – ha puntualizzato il giornalista – renderà giudici e pm più liberi, indipendenti e autorevoli. Se vedessi o percepissi che da qualche parte c’è scritto che i magistrati dipenderanno dal Governo, voterei no. L’autonomia del potere giudiziario è sacra, è uno dei pilastri della democrazia. E in questa riforma non viene messa in dubbio. Dei sette cambiamenti di cui parlava l’avvocato, neanche uno riguarda l’autonomia. In caso contrario, voterei no”.

L’avvocato ha controbattuto che “se il veleno che esiste sono le correnti, mi si deve dimostrare che con questa riforma il sorteggio elimina ogni possibilità di contaminazione. Sull’Alta corte disciplinare posso avere degli atteggiamenti di propensione sul principio che venga staccata dal Csm, ma ho delle perplessità sulla sua composizione”.

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