Le nuove tecnologie stanno cambiando radicalmente il mondo del lavoro, e le libere professioni devono essere pronte ad accogliere questi cambiamenti più di quanto non abbiano fatto finora. Si è aperto con questo imperativo il convegno “Le libere professioni ed il futuro”, organizzato dalla sede regionale di Confprofessioni, durante il quale è anche stata presentata la sesta edizione del Rapporto sulle libere professioni in Piemonte. Il documento, redatto dall’Osservatorio delle libere professioni, mette in luce un ecosistema in generale miglioramento negli ultimi anni, che fatica però ad attirare i giovani.
Tra le note positive, la definitiva ripresa del settore dalla crisi pandemica, con l’occupazione cresciuta del 67% rispetto al 2020. Sale anche il Pil regionale, che dal 2019 è aumentato del 1,2%, dato più basso tra le regioni del nord ovest. “Siamo ben consapevoli che, se questa regione vuole rimanere competitiva e attrattiva, deve continuare a favorire il dialogo con il mondo delle libere professioni – ha dichiarato l’assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino, intervenuta in videocollegamento –. Anche il passaggio dall’automotive ad altre realtà industriali, come quella dell’aerospazio, può rappresentare una grande opportunità”.
I principali punti critici individuati, e comuni anche al resto d’Italia, sono la scarsa attrattività del settore e la mancanza di sufficienti conoscenze in campo digitale. La stragrande maggioranza dei liberi professionisti rientra nella fascia 35-65, con un’età media di 48 anni, aumentata rispetto al 2013. Interessante il dato sulle giovani professioniste piemontesi: la fascia 15-34 è l’unica dove le donne sono la maggioranza, rappresentando il 56% del totale. Per quanto riguarda la formazione, invece, il Rapporto evidenzia come l’attuale sistema formativo “non riesce a soddisfare la domanda crescente di alte professionalità da inserire in un settore economico orientato verso l’innovazione tecnologica e l’economia digitale”, così come non riesce a incentivare l’ingresso di nuove leve nel mercato anche a causa della “scarsa incidenza degli stage e dell’alternanza scuola-lavoro negli studi professionali”.
Ciononostante, dall’analisi dell’Osservatorio emerge il primato del Piemonte per quanto riguarda i laureati in materie Stem, che in questa regione rappresentano più del 45% del totale a fronte di una media nazionale del 26%. Un dato che fa ben sperare nell’ottica di un ricambio generazionale e delle competenze nel settore delle libere professioni.