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Piano regolatore, i costruttori chiedono “garanzie”

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La Città di Torino rivendica un piano regolatore che guarda al futuro, ma l’Ance (l’Associazione nazionale costruttori edili) chiede garanzie, anche in vista di un cambio di Giunta con le elezioni comunali 2027. “Questo piano sarà adattivo, inclusivo e innovativo. Il primo nodo è demografico”, spiega l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni. Il Comune non aggiornava il piano regolatore dal 1995 e questo – attualmente in fase preliminare – è pensato per 1 milione e 50mila di abitanti. “Lo scarto fra i residenti registrati all’anagrafe e i cittadini reali è del 10 per cento – sottolinea Mazzoleni -. Abbiamo considerato anche i dati provenienti dalle università, dalle aziende e dai sindacati per includere un buffer di crescita che per la città è vitale”.

Per dare un futuro a questo piano – che “si spera invecchi meglio di quello di trent’anni fa” – tutte le speranze sono puntate sui giovani: “Ogni anno l’8 -10 per cento di studenti universitari decide di rimanere a Torino – spiega Mazzoleni -. Questa percentuale vale oro per evitare un futuro di lenta decrescita demografica“.

Gli investimenti strategici per attrarre nuovi residenti puntano prima di tutto su aree verdi e housing sociale. Il Comune intende assicurare un guadagno di volumi – la possibilità di aumentare la volumetria esistente o consentita di un edificio – per le aziende del settore edilizio che costruiranno per quelle destinazioni: “Investendo in residenze sociali o alberi si dovranno restituire meno soldi all’amministrazione”, assicura Mazzoleni. Il dialogo con Ance Torino sarà fondamentale per dare vita al piano, che chiede “più azioni, puntando su progetti che restituiscano il più possibile alla città”.

La fase preliminare ha portato una riflessione sulla prossimità. “Abbiamo individuato 34 quartieri per curare la città e svilupparla” spiega Mazzoleni. All’interno dei quartieri sono state determinate delle centralità, “dei baricentri dove i cittadini spesso si aspettano – restando delusi – spazi pubblici e servizi”. L’obiettivo per l’assessore è valorizzare queste aree considerando “il parametro di centralità come una specifica condizione” per agevolare i lavori.

A spaventare il settore sono prima di tutto le tempistiche. “Dobbiamo cercare di stare entro l’anno” sottolinea Antonio Mattio, presidente Ance Torino. I prossimi passi saranno cruciali. Il progetto dovrà essere adottato dal Consiglio comunale per aprire poi la fase delle osservazioni delle parti interessate. Il piano definitivo dovrà passare al vaglio della Regione. Si teme soprattutto l’istituzione del regime di salvaguardia, “che sarà un problema per investitori e costruttori” ammette Mazzoleni. In quella fase, il Comune dovrà sospendere i permessi di costruzione che andranno in contrasto con le nuove previsioni, per garantire l’efficacia e la coerenza del piano in fase di approvazione. “Sembra l’idea di una città rivoluzionaria, ma la fase transitoria sarà molto complessa – sottolinea Paola Orsini, vicepresidente Ance Torino -. Nonostante ci sia un lavoro di tutela delle operazioni per cui c’è già un accordo il regime di salvaguardia preoccupa”.

Sul fronte politico, la speranza è che il rinnovo della amministrazione a Palazzo civico non congeli il progetto. “La Regione ha spesso assicurato che l’intento è di andare avanti, nessuno si prenderebbe l’onere politico di bloccare il piano” sottolinea Mazzoleni. In caso contrario si rischierebbero diversi anni di regime di salvaguardia, che fermerebbero lo sviluppo di Torino.

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